CHIESA + CRISTIANA ANTICA + CATTOLICA e + APOSTOLICA

Diocesi Cattolica Ortodossa di Monza e Milano per l’ITALIA

 Nota alla Stampa

 Milano, 6 Febbraio 2010 – IN RIFERIMENTO ALLE DICHIARAZIONI FATTE DA ALCUNI VESCOVI DELLA CHIESA CATTOLICA ROMANA, CIRCA LA NEGAZIONE DELL’EUCARISTIA AI DIVORZIATI RISPOSATI O ALLE PERSONE OMOSESSUALI E CONVIVENTI, LA NOSTRA DIOCESI PER MANDATO DELL’ARCIVESCOVO MONS. GIOVANNI CLIMACO MAPELLI E DEL SUO PRESBITERIO COMUNICA PUBBLICAMENTE CHE PRESSO LE COMUNITA’ PARROCCHIALI DELLA NOSTRA DIOCESI QUESTE PERSONE TROVERANNO LA PIENA ACCOGLIENZA E NON SARA’ NEGATA LORO LA GRAZIA DEI SACRAMENTI di CRISTO. La nostra Chiesa Diocesana, rispettando pienamente la tradizione antica sull’Eucaristia, che risale all ‘epoca apostolica e patristica fondamentale e originaria, che non la considerava “premio per i migliori, o per i più buoni”, (e che si ritengono “perfetti”) ma bensì “viatico di salvezza” e cioè “sacramento della remissione stessa dei peccati per la vita eterna ” invita chi è escluso dalla comunione della Chiesa Cattolica Romana a venire nelle nostre Parrocchie dove verrà data loro la piena possibilità di accedere ai sacramenti della grazia di Cristo. La comunione eucaristica, nelle Chiese di antica origine e tradizione, non veniva negata se non in presenza di “gravi delitti”, spesso pubblici e notori, e dopo un periodo penitenziale col discernimento spirituale, ogni persona, attraverso la confessione sacramentale dei peccati poteva accedere alla mensa eucaristica. Queste chiusure totali verso persone divorziate e risposate o persone omosessuali è dovuta all’introduzione canonistica e legalistica introdotta progressivamente nei secoli più tardi e in particolare dal Concilio tridentino (secolo XVI), che hanno alterato l’originale dottrina teologica, risalente agli Apostoli e ai Santi Padri, unica originaria ed autenticamente cattolica e ortodossa. Purtroppo l’ignoranza teologica in materia sacramentale è molto diffusa non solo tra i fedeli, ma anche tra i Vescovi ed i Preti. I Padri delle origini chiamavano l’Eucaristia, il “sacramento della misericordia divina”, al pari del sacramento stesso della riconciliazione. Infatti se ad accostarsi ad essa fossero solo i “perfetti”, o i “santi” (coloro che si ritengono tali ) che necessità avrebbero di comunicarsi al Corpo e Sangue di Cristo, alla Cena del Signore che è “venuto per i malati e non per i sani”? Se invece da essa vengono allontanati o si sentono indegni di avvicinarsi i “peccatori” o coloro che sanno di essere uomini e donne fallibili ed esposti all’errore e bisognosi della grazia di Cristo, allora Cristo cosa sarebbe venuto a fare nel mondo? “Prendete e mangiate…prendete e bevetene tutti…” questo ha detto il Signore nella sua Cena, non ha introdotto selezioni di sorta tra persone, neppure di fronte a Giuda che lo stava per tradire… Con queste negazioni e queste strane usurpazioni del potere divino del Signore e Maestro, i Vescovi della Chiesa Cattolica Romana, prima che offendere e calpestare i diritti dei fedeli, rischiano di calpestare la grazia stessa dell’amore di Cristo donato ad ogni fratello e sorella. La nostra Chiesa intende da sempre seguire l’insegnamento vero tramandatoci dal Signore e dalla sua Chiesa apostolica.

dalla SEDE DIOCESANA ARCIVESCOVILE

 Mons. + Giovanni Climaco Mapelli Arcivescovo Primate

tel. 339. 5280021 – 02. 9547340 centrostuditeologici@alice.it

CHIESA CATTOLICA ORTODOSSA dei SANTI CIRILLO e METODIO in MILANO

 Via Govone, 56 MILANO

* cliccare sulle foto per ingrandirle

 
 
Domenica 6 Dicembre scorso, Vigilia della Solennità di Sant’Ambrogio vescovo e patrono di Milano,  alle ore 16.00 si è celebrata una Santa Messa Solenne nella Villa Borromeo di Cassano d’Adda, presieduta da S.E. Mons. Giovanni Climaco MAPELLI, Arcivescovo e Primate della Chiesa Cristiana Antica Cattolica e Apostolica, e titolare della Diocesi Cattolica – Ortodossa di Monza per l’Italia.
L’Arcivescovo è originario di Inzago (Mi) ed è stato consacrato nel 2006 Vescovo dal Sinodo della Metropolia Ortodossa di Milano, una Diocesi fondata dalla Chiesa Greca Ortodossa Paleoimerologhita di Atene nata nel 1923  e dal Sinodo dei Vescovi Russi Ortodossi in esilio negli anni sessanta a causa della persecuzione comunista sovietica.
Durante la celebrazione, alla quale assistevano centinaia e centinaia di persone, dentro la grande sala della Barchessa e corpo centrale della Villa dell’architetto Pier Marini ideatore del Teatro alla Scala di Milano, per l’ occasione adibita a Chiesa di tipo orientale, con le icone di Cristo e della Madre di Dio,  e con le lampade in uso presso gli ortodossi, l’Arcivescovo ha ordinato Presbitero Padre Mario Metodio Cirigliano, di anni 45, e con due lauree in teologia e liturgia, già Proto Diacono della Chiesa dei Santi Cirillo e Metodio in Milano, che ha sede in Via Govone n. 56.
L’ordinazione è stata molto suggestiva e seguita con commozione: dopo le Litanie dei Santi ed il Canto del Veni Creator , eseguiti dal Gruppo Corale ICAT di Treviglio, accompagnato dall’organo, che dopo l’introito solenne (seguito al Rito del Lucernario) con l’Inno Lodate Dio di Bach,  ha eseguito anche la Missa Brevis di Mozart, l’Arcivescovo ha imposto le mani per la consacrazione del nuovo prete, e successivamente ha unto con il Sacro Myron (il Santo Crisma) le mani del nuovo ministro di culto, dopodichè lo ha rivestito degli abiti sacerdotali, la stola e la casula, esclamando “dignum est! (è degno!) come si usa nelle Chiese di rito bizantino, ed infine lo ha presentato alla Comunità ecclesiale per l’abbraccio di pace.
Oltre al Coro trevigliese, che ha eseguito con maestrìa e solennità i canti liturgici vi è stata anche l’esecuzione corale del Coro della Chiesa Ortodossa Russa e Ucraina di Sant’Ambrogio che ha sede a Milano a pochi passi dal Duomo.    
Hanno concelebrato ed assistito vari sacerdoti e altri presbiteri e monaci di varie Chiese ortodosse presenti a Milano e in Lombardia.
L’Omelia dell’Arcivescovo ha tracciato il profilo del Presbitero nella Chiesa: il servizio a tutti gli uomini come Cristo che è venuto per servire e non per essere servito, con lo sguardo rivolto agli ultimi…
Cristo ha avuto e voluto i Dodici Apostoli per portare il Vangelo e non per accumulare onori e patrimoni, o prebende varie…
Ci basta, ha detto, Mons. Mapelli il suo Amore e come Servi fedeli (inutili disse il Maestro) stiamo con Lui in compagnia filiale,  ciò è tutto ciò che desideriamo e vogliamo, nulla più… Perchè “dove sarà Lui là saremo anche noi!”….secondo la promessa di Gesù, nella Cena, ai Suoi….
Era presente l’Assessore al Territorio del Comune di Cassano d’Adda che ha rappresentato il Sindaco Dr. Sala e che ha portato gli auguri e i saluti di tutta l’Amministrazione Comunale al Vescovo e al nuovo Sacerdote.
Al termine il canto natalizio dell’ Adeste Fideles per il Santo Natale ormai alle porte e l’augurio a Padre Mario Metodio di ogni bene nel suo Ministero, con l’abbraccio e le foto ricordo con tutti i presenti, confratelli, amici  familiari e parenti.
La liturgia di tutta la Celebrazione Eucaristica è stata quella Gallicana antica, di San Germano di Parigi, risalente al 576.
Dal VI secolo ad oggi sono passati circa 1400 anni, ma questa antica liturgia dei Padri della Chiesa Indivisa ( Chiesa Cattolica e  Chiesa Ortodossa erano unite in un’unica Chiesa dall’Oriente all’Occidente fino al 1054 data dello Scisma)  è sempre viva e affascinante, poichè si respira una grande misticità e forza spirituale, nata dall’autentica tradizione apostolica e che la rende unica e irripetibile, e di cui spesso si è persa traccia nelle nostre Chiese occidentali e modernizzate.
Al termine della stessa liturgia vi è stato un momento conviviale presso il Ristorante Julia.
Alla Vigilia di Natale, il 24 dicembre prossimo,  l’Arcivescovo Mapelli celebrerà  la Santa Liturgia solenne della Notte Santa, presso la Sala Reale della Stazione Centrale di Milano aperta a tutti, soprattutto ai poveri e agli emarginati.
 
 
   La Segreteria Diocesana
 
 
(nelle foto: i momenti salienti della Sacra Ordinazione e dell’Eucaristia di Sant’Ambrogio )
 
* cliccare sulle foto per ingrandirle
 
 
 

   

  
  
 
 
  
tel. 339.5280021
fax 02. 95310741
  
  
CHIESA DEI SANTI CIRILLO E METODIO IN MILANO
                         Via Govone, 56
                            M I LA N O

 

 
 
 
CHIESA + CRISTIANA ANTICA +CATTOLICA E +APOSTOLICA
 Diocesi Cattolica Ortodossa di Monza per l’Italia
  
                                   Comunicato Stampa

 
 
 
 
 
 
 

  
                        

 

 

L’ORDINAZIONE DIACONALE di PADRE BENEDETTO FRANCO SORDATO a VERONA

 

Lo scorso 1 Febbraio 2009, Vigilia della Festa della Presentazione del Signore (“Ipapante” secondo la definizione della liturgia greca * )  la Chiesa vice- parrocchiale dei Santi Benedetto e Antonio Abati di Verona che appartiene alla nostra Diocesi ha avuto la gioia di un nuovo Diacono, nella persona del monaco benedettino PADRE BENEDETTO (al secolo Franco Sordato).

La celebrazione eucaristica, iniziata alle ore 10, 30,  è stata presieduta da S.Em. Mons. + Giovanni Climaco Mapelli, Arcivescovo e Primate della nostra Chiesa Diocesana, assistito da altri Diaconi e Presbiteri diocesani, cui ha partecipato anche S.B. Mons. Evloghios Metropolita Ortodosso di Aquileja e Arcivescovo Ortodosso di Milano ed un buon numero di fedeli provenienti da varie parti della città.

Una Liturgia suggestiva accompagnata dai canti della Corale di Montagnana di Padova, nella cornice suggestiva dell’antico monastero delle clarisse, oggi passato in proprietà al demanio comunale, in Via San Giovanni in Valle.

L’omelia del Vescovo ha toccato il ministero del Diacono, che è a servizio della carità della Chiesa, al cui obbligo nessuno può sottrarsi, in prima persona, soprattutto i Vescovi che presiedono allla carità nella Chiesa: oggi le burocrazie ecclesiali introdotte dall’ampliamento delle realtà diocesane e curiali e gli uffici delle Caritas sembrano aver raggirato (by-passato) l’obbligo e il dovere evangelico della carità personale e diretta che dal Vescovo in giù deve caratterizzare ogni cristiano credente in Cristo.

Oggi si burocratizza pure la CARITA’ , che Cristo mise invece al primo posto e San Paolo indicò come la più alta delle VIRTU’ TEOLOGALI! (Fede, Speranza e Carità)

A Padre Benedetto l’Arcivescovo Mapelli ha dato la consegna del servizio ai più poveri ed emarginati, e lo ha invitato a non fare come tanto clero che si vede in giro: predicano il servizio e invece il loro primo intento è spadroneggiare sugli altri soprattutto con quella “presunzione di verità” e di “tutto sapere” tipica degli uomini di Chiesa di oggi, come lo erano al tempo di Cristo steso i Farisei e i Capi del Sinedrio.

Inoltre Monsignor Mapelli ha ricordato che essere al servizio e vivere nella carità significa prima di tutto stare dentro lo sguardo di Cristo per l’ultimo, che è per la logica evangelica il primo e che ribalta le logiche umane ed economiche del mondo.

Tanti Vescovi  e Preti oggi fanno propaganda del loro servizio e della carità che, anche economicamente , elargiscono alle categorie di poveri e alle famiglie in difficolotà, anche a causa della crisi  socio- economica attuale senza precedenti: ma questa mirata ed eccessiva esposizione mediatica non  è sicuramente evangelica perchè contrasta drasticamente con il monito evangelico del “non sappia la tua destra quello che fa’ la sinistra!…”.

Inoltre, nonostante possa sembrare una cosa auspicabile e meritoria che Vescovi di Diocesi importanti  e facoltose fanno vedere a destra e a manca l’elargizione di fondi milionari  raccolti da ogni parte per gli scopi della solidarietà ai disoccupati, ciò deve non trarre in inganno in quanto questi soldi sono quelli che vengono donati dai fedeli, dalle persone che fanno qualche sacrificio personale e familiare, e non già da rappresentanti del clero, nè da Parroci o dagli stessi Vescovi che presiedono alla Comunità cristiana.

In altre parole i Vescovi ed i Preti “fanno la carità“, come sempre, con i soldi degli altri…! Contravvenendo dunque al monito evangelico della stessa parabola del Samaritano, dove Gesù dice : “va e anche Tu fa lo stesso!”… (non già:  ”va è fai fare ad altri, senza rimetterci nulla di tuo!”

Una carità per interposta persona o solo attraverso beni elargiti da altri non è carità vera nè propriamente cristiana

Un Vescovo oltre al silenzio evangelico su ciò che dona, senza sbandierare meriti o chissà quali pregi personali, deve come esempio per i suoi Preti e Diaconi, donare rimettendoci del suo personale, impiegando una parte di ciò che serve al suo stesso vivere e sostentamento.

QUESTO E’ UN ESEMPIO di CARITA’ SECONDO IL VANGELO DI CRISTO!…

Una Chiesa che non rinuncia a nulla degli enormi profitti accumulati nel tempo, poichè non li rimette in gioco e non si rimette in gioco, ma si fa’ grande e si fa’ bella perchè dona qualche briciola ai poveri e ai senza redditi, non soltanto dimostra di non avere nessuna speranza escatologica ultraterrena, e di essere attaccata a questa terra ed al suo orizzonte materiale, ma è  altresì una Chiesa che somiglia tanto al Ricco Epulone della parabola, dove i beni stessi hanno oppresso e soffocato  ogni anelito evangelico… e dove appunto al povero Lazzaro sono riservate saoltanto le briciole del proprio lauto banchettare.

La Carità di Cristo è quella che invece “urget nos” cioè ci spinge a superarci, a dare col cuore, non il nostro superfluo, ma l’essenziale, secondo la sobrietà insegnataci dai Padri monaci ed eremiti del deserto, secondo quel principio evangelico che Gesù ha messo nell’immagine della “Vedova che dona una dracma”, cioè tutto quello che aveva!

Dio dunque vede il cuore, l’essenzale, non il resto!

Al termine dell’Omelia, dopo il canto delle Litanie dei Santi e del Veni Creator  l’Arcivescovo ha imposto le mani sul capo del candidato, come da usanza antichissima sia in Oriente che in Occidente, risalente agl stessi Apostoli, ed ha così conferito l’Ordine  Diaconale a Padre Benedetto: al termine lo ha rivestito della dalmatica diaconale e della stola traversa simbolo del suo stesso ministero nella Chiesa.

Gli ha poi consegnato il libro del Vangelo che dovrà leggere nell’assemblea della Comunità ogni domenica, invitandolo a vivere cio che leggerà come testimone della Parola.

La Comunione nella Chiesa di origine apostolica ed ortodossa viene amministrata soto le due specie del pane e del vino, corpo e sangue del Signore Gesù Cristo, per la remissione dei peccati e per la vita eterna, non già come premio per i migliori o chi crede di essere tale…

Questa è una differenza sostanziale – non l’unica - tra la nostra Chiesa e quella Cattolica Romana.

Al termine la grande benedizione solenne con le insegne pontificali.

Il Vescovo ha poi emanato  - coram populo –  la Bolla di Costituzione della Parrocchia Vicariale dedicata ai Santi Benedetto e Antonio Abati in Verona, ed affidata nel contempo al Rev.mo Padre Diacono Benedetto Sordato.

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(nelle foto: alcuni momenti della Celebrazione eucatistica e di Ordinazione Diaconale)

**cliccare sulle foto per ingrandirle

*Nota storico – liturgica:

 
 
 

PRESENTAZIONE DEL SIGNORE2 febbraio  (Festa)
 Festa delle luci (cfr Lc 2,30-32), ebbe origine in Oriente con il nome di ‘Ipapante’, cioè ‘Incontro’. Nel sec. VI si estese all’Occidente con sviluppi originali: a Roma con carattere più penitenziale e in Gallia con la solenne benedizione e processione delle candele popolarmente nota come la ‘candelora’. La presentazione del Signore chiude le celebrazioni natalizie e con l’offerta della Vergine Madre e la profezia di Simeone apre il cammino verso la Pasqua. (Mess. Rom.)Martirologio Romano: Festa della Presentazione del Signore, dai Greci chiamata Ipapánte: quaranta giorni dopo il Natale del Signore, Gesù fu condotto da Maria e Giuseppe al Tempio, sia per adempiere la legge mosaica, sia soprattutto per incontrare il suo popolo credente ed esultante, luce per illuminare le genti e gloria del suo popolo Israele.
La festività odierna, di cui abbiamo la prima testimonianza nel secolo IV a Gerusalemme, venne denominata fino alla recente riforma del calendario festa della Purificazione della SS. Vergine Maria, in ricordo del momento della storia della sacra Famiglia, narrato al capitolo 2 del Vangelo di Luca, in cui Maria, in ottemperanza alla legge, si recò al Tempio di Gerusalemme, quaranta giorni dopo la nascita di Gesù, per offrire il suo primogenito e compiere il rito legale della sua purificazione. La riforma liturgica del 1960 ha restituito alla celebrazione il titolo di “presentazione del Signore”, che aveva in origine. L’offerta di Gesù al Padre, compiuta nel Tempio, prelude alla sua offerta sacrificale sulla croce.
Questo atto di obbedienza a un rito legale, al compimento del quale né Gesù né Maria erano tenuti, costituisce pure una lezione di umiltà, a coronamento dell’annuale meditazione sul grande mistero natalizio, in cui il Figlio di Dio e la sua divina Madre ci si presentano nella commovente ma mortificante cornice del presepio, vale a dire nell’estrema povertà dei baraccati, nella precaria esistenza degli sfollati e dei perseguitati, quindi degli esuli.
L’incontro del Signore con Simeone e Anna nel Tempio accentua l’aspetto sacrificale della celebrazione e la comunione personale di Maria col sacrificio di Cristo, poiché quaranta giorni dopo la sua divina maternità la profezia di Simeone le fa intravedere le prospettive della sua sofferenza: “Una spada ti trafiggerà l’anima”: Maria, grazie alla sua intima unione con la persona di Cristo, viene associata al sacrificio del Figlio. Non stupisce quindi che alla festa odierna si sia dato un tempo tale risalto da indurre l’imperatore Giustiniano a decretare il 2 febbraio giorno festivo in tutto l’impero d’Oriente.
Roma adottò la festività verso la metà del VII secolo; papa Sergio 1 (687-701) istituì la più antica delle processioni penitenziali romane, che partiva dalla chiesa di S. Adriano al Foro e si concludeva a S. Maria Maggiore. Il rito della benedizione delle candele, di cui si ha testimonianza già nel X secolo, si ispira alle parole di Simeone: “I miei occhi han visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le genti”. Da questo significativo rito è derivato il nome popolare di festa della “candelora”. La notizia data già da Beda il Venerabile, secondo la quale la processione sarebbe un contrapposto alla processione dei Lupercalia dei Romani, e una riparazione alle sfrenatezza che avvenivano in tale circostanza, non trova conferma nella storia.
Autore:
Piero Bargellini

 

 

 

  

omosessuali si nasce o si diventa? ... comunque si muore...

                                                

 CHIESA + CRISTIANA ANTICA + CATTOLICA E +  APOSTOLICA in ITALIA   

NOTA PUBBLICA 
MILANO, 11 Gennaio 2010     -    “ECOLOGIA UMANA ” e  BIOLOGIA  in merito agli omosessuali:  concetti che ricordano un triste passato….
LE PAROLE DEL PAPA AL CORPO DIPLOMATICO PRESSO LA SANTA SEDE CI INDICANO TUTTA L’ARRETRATEZZA DELLA TEOLOGIA CATTOLICA ROMANA IN TEMA DI DIRITTI UMANI E DI CONOSCENZA SCIENTIFICA: IL PAPA LEGGE I TESTI BIBLICI COME UN TESTIMONE DI GEOVA E UMILIA TUTTA L’ESEGESI TEOLOGICA BIBLICA DI MEZZO SECOLO…. UN DISASTRO SOTTO OGNI PROFILO SIA TEOLOGICO ECCLESIALE CHE ECUMENICO…. Queste le parole pronunciate da Benedetto XVI in merito alle coppie omosessuali: «Le creature sono differenti le une dalle altre – ha detto il Papa – e possono essere protette, o, al contrario, messe in pericolo, in modi diversi, come ci mostra l’esperienza quotidiana. Uno di tali attacchi proviene da leggi o progetti, che, in nome della lotta contro la discriminazione, colpiscono il fondamento biologico della differenza fra i sessi». «Mi riferisco, per esempio – ha aggiunto il Pontefice – ad alcuni Paesi europei o del Continente americano». «La libertà – ha spiegato – non può essere assoluta, perchè l’Uomo non è Dio, ma immagine di Dio, sua creatura. Per l’uomo, il cammino da seguire non può quindi essere l’arbitrio, o il desiderio, ma deve consistere, piuttosto, nel corrispondere alla struttura voluta dal Creatore».  (testo della Sala Stampa vaticana del 11 gennaio 2010 al Corpo Diplomatico) Dispiace dover osservare che l’attuale Pontefice non ha capito niente delle ricerche scientifiche sull’identità di genere e sull’orientamento sessuale, nè ha compreso la portata fondamentale della ricerca sia psicologica che biologica riguardo la sessualità umana….La sua impostazione tomistica sull’uomo e sulla natura gli impedisce totalmente di aprirsi al sapere delle scienze umane e delle scienze più in generale:vi è in lui una chiusura, una sfiducia, un pessimismo e un sospetto contro la scienza di oggi che immobilizza tutta quanta la Chiesa cattolica romana.Le persone omosessuali, oggi indicate dalla scienza moderna come una naturale variante del processo biologico sessuale, vengono definiteuna minaccia al “fondamento biologico della differenza fra i sessi “… (sic!) niente di meno!Per farlo Ratzinger si affida al sapere biblico, privo però della moderna esegesi più accreditata dal mondo esegetico internazionale, e legge i testi sacricome li legge un Testimone di Geova…Tutto ciò è un’involuzione tremenda della conoscenza biblica e della teologia contemporanea, che da tempo aveva smesso di indicare “vittime” traendole dalle pagine della Bibbia (ultime vittime storiche furono le donne e gli ebrei …).Il Papa ritiene che la “libertà dell’uomo non può essere assoluta, perchè l’uomo non è Dio”…. ma a proposito della persona omosessuale questo discorso non si capisce che significato può avere, dato che l’orientamento sessuale gli è stato dato dalla natura stessa e quindi, per chi ha fede, proprio da Dio…Il Papa dunque non riesce a vedere o non può sopportare (chissà perchè? )  un omosessuale che è a “immagne e somiglianza di Dio”, e cioè che Dio ha in sè anche i caratteri dell’omosessualità come dell’eterosessualità o della stessa transessualità, poichè li trascende tutti.No, l’immagine biblica di Dio, quella che è cara a Ratzinger e ai suoi teologi curiali, è statica ed è ridotta alla visione di un Dio maschio, virile, molto poco propenso alla comprensione, più propriamente misogino, come un super ego castrante, omofobo, nemico dei gay e della stessa libertà di coscienza che i cristiani dovrebbero vivere secondo il Vangelo, con responsabilità e autenticità.L’omosessuale in fondo vive secondo quanto sente, nessuno crea il proprio sentire interiore se non a partire da una propria struttura originaria che è già data….Il Papa tedesco parla infine di “struttura voluta dal Creatore”, in merito appunto all’adesione dell’uomo al progetto di Dio:come dovrebbe vivere una persona omosessuale chiediamo al Papa?…reprimendo e negando tutta quanta la propria natura interiore?Trovare Dio nella negazione? Che tipo di teologia della persona e di Dio si può costruire a partire dalla negazione, dal disconoscimento, come pure dalla repressione?Le leggi a favore delle convivenze di omosessuali vengono definite immorali……dunque le coppie omosessuali  devono vivere senza diritti in una società spesso ostile e discriminatoria?Una cattiva teologia diventa sempre una cattiva antropologia.Il Papa parlando di “biologia minacciata” riprende le parole del Terzo Reich e del nazismo a proposito degli omosessuali: e questo ci inquieta poichè sono le stesse parole di Himmler e di Mengele, come di Hitler stesso in merito all’omosessualità ( si legga il Manifesto della Razza che il nazismo pubblicava negli anni trenta).La lettura biblica di Ratzinger e dei teologi del Vaticano portano nella modernità un pericoloso vulnus che è quello della discriminazione in nome di Dio, che pretendono far dipendere dalla volontà stessa del Creatore, in realtà si tratta di una lettura biblica priva di serietà e di approfondimento esegetico ed ermeneutico (l’applicazione del testo al contesto storico) che ingenera equivoci tragici e che umilia e avvilisce sia l’uomo che il suo artefice che è Dio stesso, e spinge la Chiesa di oggi su una china devastante di cieco ed ideologico razzismo. I TEOLOGI del CENTRO STUDI TEOLOGICI di MILANO               Mons. + Giovanni Climaco Mapelli                           Arcivescovo Primate                              tel. 339. 5280021 – 02. 9547340                                    centrostuditeologici@alice.it        CHIESA dei SANTI CIRILLO e METODIO in MILANO                           
     Via Govone, 56                                 MILANO
                                                                                                                                     
 
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scheda storica:
 
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La reazione conservatrice (1920-1933)
Un articolo del giornale di destra “Der Angriff” (“L’Attacco), del 19 novembre 1928. L’articolo definisce Hirschfeld un “individuo malato” che dovrebbe essere eliminato da ogni sana popolazione.
L’articolo termina ricordando l’attacco di Monaco del 1928: “Se almeno fosse morto! Questa sarebbe l’unica buona notizia che si potrebbe riferire su questo individuo!”.

 

La Germania uscita dalla sconfitta del 1918 era un Paese instabile economicamente e dalla fragile democrazia.
Bande di estremisti nazionalisti e comunisti si combattevano nelle città, il pesantissimo Trattato di Versailles impediva la rinascita finanziaria e produttiva.
In un clima di così grande tensione ebbero buon gioco quei politici che si rifecero agli ideali nazionalistici, all’idea di una Germania nuovamente potente.
Quando poi la crisi economica e la spaventosa inflazione devastò il Paese mietendo milioni di posti di lavoro il clima sociale divenne ancora più esplosivo. Malcontento, disoccupazione, rancore per la sconfitta, paura del bolscevismo furono gli ingredienti che permisero all’estrema destra di aumentare sempre più i suoi consensi.

I primi bersagli dei movimenti di destra furono tradizionali: gli ebrei e gli omosessuali.
Il primo segnale fu nel 1921 l’attentato a Magnus Hirschfeld. Al termine di una conferenza tenuta a Monaco il professore venne attaccato da una banda di razzisti e fatto segno di un lancio di pietre. Una lo colpì al cranio fratturandoglielo.
Un giornale ultranazionalista di Dresda così commentò l’accaduto:
L’erba cattiva non muore mai. Il ben noto dottor Magnus Hirschfeld era stato colpito così duramente da farlo considerare ormai nella lista dei morti. Apprendiamo ora che si sta rimettendo dalle ferite. Non esitiamo a sostenere che ci dispiace che questo vergognoso ed orribile avvelenatore del nostro popolo non abbia trovato la sua ben meritata fine”

pagina del vökischer beobachter
Il clima era di fatto insostenibile.
Per guadagnare visibilità i movimenti estremistici di destra moltiplicarono le loro azioni violente.
Così nel 1923 a Vienna seguaci del Partito Nazista fecero irruzione nella sala dove Hirschfeld teneva una conferenza tentando di uccidere a colpi di pistola il professore.
Locali, ritrovi, omosessuali e transessuali dichiarati divennero il bersaglio delle squadre d’assalto naziste.
La stampa nazista e in special modo il Volkischer Beobachter, l’organo ufficiale del partito nazista diretto da Julius Streicher moltiplicò i suoi attacchi e le sue istigazioni alla violenza contro gli omosessuali.

Il Partito Nazista elaborò una sua teoria sulla omosessualità sostenendo che si trattasse di una malattia contagiosa in grado di diffondersi anche agli eterosessuali. Ma a parte i pregiudizi antichi e le curiose nuove interpretazioni per i nazisti gli omosessuali rientravano nella categoria dei “sabotatori sociosessuali”, in una presa di posizione ufficiale per spiegare le ragioni dell’attacco agli omosessuali il Partito scriveva:
“E’ necessario che il popolo tedesco viva. Ed è solo la vita che può lottare perché vita significa lotta. Si può lottare soltanto mantenendo la propria mascolinità e si mantiene la mascolinità con l’esercizio della disciplina specie in materia di amore. L’amore libero e la devianza sono indisciplina … Per questo respingiamo ogni forma di lascivia, specialmente l’omosessualità, perché essa ci deruba della nostra ultima possibilità di liberare il nostro popolo dalle catene che lo rendono schiavo”

Il nazismo aveva un suo preciso progetto: l’uomo doveva combattere, la donna generare. Il popolo tedesco doveva sopravvivere e moltiplicarsi.
L’omosessualità era vista come il sabotaggio alla crescita della nazione tedesca.
Non erano tanto questioni di morale borghese quanto problemi di ideologia a rendere nazismo e omosessualità incompatibili.

L’organo ufficiale del Partito Nazista, il Volkischer Beobachter del 31 ottobre 1928. Il titolo su nove colonne recita: “Gli omosessuali come oratori nelle scuole. A Magnus Hirschfeld, il combattente per l’abolizione del l’articolo 175 è consentito parlare nelle scuole superiori. Questa è la distruzione della gioventù! Madri tedesche, donne lavoratrici volete che i vostri figli siano irretiti dagli omosessuali?”
pagina del der angriff
Il triangolo rosa: la persecuzione di omosessuali e transessuali – 2
  
 nella foto : L’Eldorado è stato chiuso. Scritte di propaganda nazista ricoprono le mura del principale locale della comunità gay di Berlino.
SCHEDA STORICO- SCIENTIFICA

LA SCIENZA DELLO STERMINIO NAZISTA

ANTROPOLOGIA, IGIENE DELLA RAZZA E PSICHIATRIA

Claudio Marta

 

Negli olocausti dei “diversi” e nell’ecatombe complessiva gli scienziati svolsero un ruolo centrale. Politica razziale e teorie eugenetiche costituirono un micidiale connubio nell’eliminazione dei “degenerati” nemici del Reich

Mentre mi accingo a scrivere queste note, apprendo della imminente pubblicazione in italiano, per i tipi della Einaudi, del volume di Guenter Lewy The Nazi Persecution of Gypsies (Lewy G. 2000). Un volume che io conosco bene e nei confronti del quale il mio giudizio é contrastato. Da un lato sono rimasto positivamente impressionato dalla rigorosa documentazione presentata dal politologo statunitense, frutto di rigorose ricerche di prima mano presso archivi austriaci e tedeschi. Il libro, oltre a costituire uno strumento indispensabile per ricostruire lo sterminio degli zingari perpetrato dai nazisti, fa, credo volutamente, giustizia dell’ignobile e generalizzato silenzio attorno alla più drammatica pagina della storia di questo popolo. D’altro lato, confesso di essere rimasto infastidito dalla solerzia con cui l’autore, in sede di conclusioni, tiene a precisare che le uccisioni di massa subite dagli zingari da parte dei nazisti non furono vero genocidio ai sensi della Convenzione del 1948, dal momento che – egli argomenta – “non costituivano parte di un piano di distruzione del popolo zingaro in quanto tale” (ivi, p. 223). E’ superfluo aggiungere che per Lewy, visto che di genocidio degli zingari non é corretto parlare, tranne forse in quei casi – ammette l’autore – in cui essi furono sottoposti a sterilizzazione forzata, é inammissibile l’uso del termine “olocausto degli zingari”. Ciò implicherebbe un parallelismo con l’olocausto degli ebrei che, secondo il Nostro, é decisamente da rifiutare (ivi, p. 225).

Le parole di Lewy sembrano suonare come monito per i curatori del numero di “Giano” che qui presentiamo, che hanno creduto nella legittimità dell’uso del termine “olocausto” a proposito dello sterminio non solo degli zingari ma anche di omosessuali, Testimoni di Geova, minorati psichici, prigionieri sovietici insomma di tutti gli “altri olocausti”, oltre a quello degli ebrei, di cui i nazisti si resero colpevoli.

Per quello che mi riguarda, per nulla turbato da questo monito, mi accingo a proporre ai lettori qualche riflessione sul ruolo fondamentale svolto dagli scienziati (antropologi, biologi della razza, psichiatri) nell’annientamento di tutti quei “diversi” che erano considerati nemici del Terzo Reich. Proprio questo elemento, che conferisce un carattere di unicità al genocidio nazista nel suo complesso, avvalora, credo, la scelta di “Giano”.

Un approccio condivisibile allo studio del genocidio nazista é quello scelto dallo storico Henry Friedlander, decisamente critico nei confronti di una certa storiografia che sostiene la tesi che soltanto contro gli ebrei fu attuata una politica di sterminio globale e sistematica. Il genocidio nazista, sostiene Friedlander, non ebbe come unico bersaglio gruppi che possiamo definire nazionali, ma fu diretto contro tutti quei gruppi di esseri umani che si supponeva condividessero determinate caratteristiche biologico–razziali (Friedlander H.1997, pp. IX–X ).

Proprio l’incrocio tra teorie biologiche e teorie della razza, in definitiva tra eugenetica e razzismo, e la piena corrispondenza che, dopo il 1933, si realizzò tra queste teorie e l’ideologia nazista, saranno al centro delle mie riflessioni. Il mio intento é dimostrare che da parte dei dirigenti nazisti, in sintonia con quello che era il clima imperante della scienza tedesca, non si operò mai una distinzione netta tra politica razziale e politica eugenetica. Questo spiega il motivo per cui, da un certo momento in poi, si realizzò in Germania quel micidiale connubio nella comune lotta contro tutti i “degenerati”.

“Perché dei medici preparati in antropologia si posero accanto alla rampa di discesa dai vagoni ad Auschwitz ed effettuarono la selezione e le uccisioni?” – si domanda Benno Müller–Hill, genetista tedesco, in un libro che costituisce un chiaro atto di accusa contro biologi, psichiatri e antropologi nazisti (Müller–Hill B. 1988, p. 107). Il fatto é – egli risponde – che questi scienziati possono essere considerati i teologi, e/o i sacerdoti, del “culto dell’annientamento” di tutti coloro che l’ideologia nazista catalogava come razzialmente inferiori (ivi, pp.108–109).

Una inferiorità razziale, si badi bene, che era intesa in senso lato sia come primitivismo, sia come degenerazione, sia come deviazione dalle norme. Nella visione del mondo dei nazisti, come ha giustamente sottolineato Leo Kramár, l’idea di razza era onnicomprensiva e totalizzante, non implicava soltanto la diseguaglianza tra razze diverse ma anche tra gruppi e individui della stessa razza. Ed é proprio sulla base di tale teorizzazione della diseguaglianza che si riteneva fosse sancito il diritto degli individui, dei gruppi e delle razze “migliori” e “superiori” di dominare sugli “inferiori” (Kramár L. 2000, p. 23).

E’ questa constatazione che ha fatto dire a Sybil Milton, storica dell’Holocaust Memorial Museum di Washington, che le misure eugenetiche praticate contro ebrei, zingari, handicappati furono praticamente identiche; le restrizioni in materia di matrimoni, le sterilizzazioni, le deportazioni e lo sterminio nei campi di concentramento colpirono indistintamente, anche se in proporzione numerica diversa, tutti questi gruppi (cit. in Fonseca I. 1996, p. 274).

Le perizie di identificazione razziale, le selezioni, gli esperimenti sui corpi dei vivi e dei morti non risparmiavano nessuno di coloro che venivano ritenuti una minaccia per l’integrità razziale e sociale della Germania. Così, per esempio, Irmgard Haase, assistente di laboratorio del prof. Otmar von Verschuer, confessò a Müller–Hill di aver utilizzato, per i suoi esperimenti sulla presenza di anticorpi nel sangue, varie cavie umane tra cui zingari e prigionieri sovietici (Müller–Hill B. 1988, p. 188).

A proposito, il professor von Verschuer fu decisamente una figura di primo piano tra gli scienziati dell’epoca. Alla fine degli anni ’20 era già attivo, come capo del Dipartimento di Genetica Umana, presso il Kaiser Wilhelm Institut für Anthropologie, inaugurato a Berlino nel 1927. Alla direzione dell’Istituto c’era l’antropologo Eugen Fischer, direttore della prestigiosa rivista Zeitschrift für Anthropologie und Morphologie, che aveva guadagnato una certa fama internazionale per una ricerca su un gruppo di Bastardi (discendenti da unioni di coloni olandesi con donne ottentotte) di Rehoboth, nell’ Africa sud–occidentale (Biasutti R. 1941, vol. II, p. 393). Lo studio, pubblicato a Jena nel 1913, ispirò sicuramente la legislazione nazista in materia razziale. Come potevano, del resto, non destare interesse tra gli ideologi della purezza razziale parole come queste, pronunciate nel suo libro: “Senza eccezione ogni nazione europea che ha accolto il sangue delle razze inferiori – e solo i romantici possono negare che negri, ottentotti e molti altri siano inferiori – ha pagato con la degenerazione spirituale e culturale l’aver accettato elementi inferiori” (cit. in Friedlander H. 1997, p. 18).

Assai più delle ricerche antropologiche condotte in Africa, furono i contributi teorici sull’ereditarietà a decretare il definitivo successo di Fischer presso i politici nazisti.

Nel 1921 viene pubblicata a Monaco la prima edizione di un libro che segna una tappa importante nella storia dei rapporti tra scienza e politica nella Germania nazista. Una storia in cui spiccano non soltanto l’assoggettamento e la funzionalizzazione delle strutture del sapere al potere ma anche – e prima ancora – il ruolo decisivo che le teorie sulla purezza razziale e sull’ereditarietà ebbero nell’ispirare e nel dare forma alle politiche dello sterminio. Si tratta del libro Grundriss der Menschlichen Erblichkeitslehre und Rassenhygiene (Fondamenti di genetica umana e di igiene della razza) la cui seconda edizione, uscita nel 1923, fu tra le letture preferite di Hitler durante il suo breve soggiorno in carcere per il fallito putsch di Monaco, avvenuto nello stesso anno. E’ ampiamente dimostrato che, nella stesura del Mein Kampf, il futuro Führer fu influenzato dalla lettura di questo manuale.

Il libro era firmato, oltre che da Eugen Fischer, da altri due autori tutt’altro che marginali: Erwin Baur, biologo e direttore dell’Istituto per la ricerca sull’ereditarietà di Potsdam e Fritz Lenz. Quest’ultimo era stato allievo di Alfred Ploetz, uno dei principali esponenti del movimento eugenetico nella Germania prenazista. Ploetz aveva fondato nel 1904 l’”Archiv für Rassen und Gesellschaftbiologie “(Archivio per la razza e la biologia sociale) e nel 1905 la Deutsche Gesellschaft für Rassenhygiene (Società tedesca per l’igiene della razza) e a lui si deve l’introduzione del termine “igiene della razza” (Lewy G. 2000, p.37).

Da più parti si è voluto sottolineare che l’eugenetica, così come la concepiva Ploetz, non presentava ancora quelle caratteristiche negative che avrebbe assunto durante il nazismo. Così, per esempio, come tende a precisare George Mosse, nei programmi eugenetici di inizio secolo non si trova alcun riferimento alla eliminazione delle razze inferiori (Mosse G. 1980, p.91). Piuttosto si insisteva, seguendo gli insegnamenti dell’inglese Francis Galton che dell’eugenetica era stato il fondatore, soprattutto sulle misure “positive” volte ad aumentare la fecondità delle parti migliori della razza.

E’ innegabile, tuttavia, che si possa rintracciare un certo collegamento tra i lavori dei primi eugenisti tedeschi e le pratiche eugenetiche attuate, in seguito, dal regime nazista. Nello statuto della già ricordata Deutsche Gesellschaft für Rassenhygiene ci sono almeno due punti che confermano questa tesi: “la riproduzione degli anti–sociali dovrà essere impedita tramite la loro segregazione in colonie di lavoro, che dovrebbe essere immediatamente imposta dalla legge”; “dovrà essere organizzato immediatamente un registro di sanità per tutta la popolazione, che dovrà essere interamente sottoposta ad un esame medico che ne attesti la qualità razziale” (cit. in Berlini A. 2000, p.157). La teorizzazione della sterilizzazione aveva gettato le basi in attesa di una sua applicazione, applicazione che si sarebbe puntualmente verificata di lì a poco.

Figura chiave in questo senso può essere considerato l’allievo di Ploetz, quel Fritz Lenz coautore del già citato Grundriss der Menschlichen Erblichkeitslehre und Rassenhygiene, il manuale cui molto deve il Mein Kampf di Hitler. Fu lui a ricoprire la prima cattedra di Igiene della Razza, istituita a Monaco nel 1923.

Lenz, convinto eugenista, proseguì l’opera del maestro e non disdegnò di indicare misure drastiche di igiene razziale. Kramár fa riferimento ad una sua lunga lista di anomalie costituzionali ritenute ereditarie che comprendeva, tra le altre, il rachitismo, l’ipertensione, l’obesità, la cirrosi epatica e l’enfisema. A proposito dei disturbi psichici, egli era convinto che si potesse parlare di una predisposizione dominante non solo per la schizofrenia e l’epilessia ma anche per l’isteria, il mancinismo e la balbuzie. Anche le “deviazioni” sessuali come l’omosessualità e, in generale, i comportamenti criminali venivano da Lenz considerati sostanzialmente dipendenti da fattori ereditari e quindi incapaci di rispondere a qualunque forma di trattamento (Kramár L. 2000, p.231). Egli credeva – aggiunge Kramár – che i bianchi, e soprattutto i “migliori”, si riproducessero più lentamente e quindi sarebbero stati condannati a scomparire se non si fossero prese velocemente misure di igiene razziale. Si richiamava esplicitamente alle leggi statunitensi (la prima legge ad imporre la sterilizzazione forzata di criminali irriducibili e “idioti” fu emanata nello stato dell’Indiana nel 1907) per chiedere a gran voce che anche in Germania venisse varata una legge sulla sterilizzazione integrata da un’igiene razziale “positiva”. Un intervento mirato, secondo Lenz, a fornire aiuti economici selettivi a gruppi scelti composti da “individui sani, sia fisicamente che psichicamente, dotati, ligi al dovere, con un senso dell’onore e una visione seria della vita”, tutte qualità che egli, evidentemente, riteneva ereditarie (ibidem).

Lenz non dovette attendere molto per veder accolte, almeno in parte, le sue richieste. Il 14 luglio del 1933 il parlamento tedesco varava una legge che permetteva la sterilizzazione forzata di individui affetti da “ritardo congenito, schizofrenia, psicosi maniaco–depressiva, epilessia ereditaria [...] ed alcolismo grave” (cit. in Müller–Hill B., 1988, p. 23). Questa legge, come ha giustamente sottolineato Friedlander, può essere considerata la pietra angolare della legislazione eugenetica e razziale del regime nazista (Friedlander H., 1997, p.38).

Con il passar degli anni Lenz ebbe contatti sempre più stretti con i colleghi più attivi nel promuovere la “purezza razziale”. Tra questi spicca il nome di Hans F.K. Günther, il più noto divulgatore del pensiero razzista in Germania. Günther, soprannominato “Rassen–Günther“, si era guadagnato la popolarità e le simpatie dei nazisti per alcuni suoi libri sulle caratteristiche razziali del popolo tedesco, in cui si cercava di argomentare scientificamente la superiorità della cosiddetta “razza nordica”. Questo gli valse, per ordine sembra del ministro per l’istruzione della Turingia, un posto di ordinario nel 1930 all’Università di Jena, ottenuto nonostante la forte opposizione del senato accademico (Kohn M. 1996, p.36).

Fuori della Germania, il credito riservato alle teorie di Günther fu decisamente scarso. A titolo d’esempio si possono riportare due casi abbastanza significativi. Il primo riguarda la voce “Razza” della Treccani in cui Gioacchino Sera, dopo aver fatto un rapido riferimento alle opere di Günther sulle caratteristiche delle razze del popolo tedesco, liquida l’autore con il seguente sprezzante giudizio: “Non crediamo necessario dare un riassunto di queste caratteristiche, in cui é troppo strettamente confuso l’attendibile con l’ipotetico o addirittura col falso” (Sera G. 1938, p. 925). L’altro esempio é costituito dalla voluminosa antologia sulle teorie della razza, pubblicata a cura di Earl W. Count, che contiene 60 contributi sull’argomento, da Buffon (1749) a Washburn (1944). Nell’introduzione all’opera, l’autore informa il lettore che non troverà nulla di quanto, sull’argomento, é stato scritto dai “razzisti”. E qui viene esplicitamente citato Günther, in buona compagnia accanto a Knox, Gobineau, Ammon, Chamberlain, Grant e Stoddard (Count E.W. 1950, p. XXVII).

Ma torniamo al sodalizio di Günther con Lenz che produsse effetti importanti sulla politica dello sterminio nazista. Nel 1935 ritroviamo i due, in compagnia di un altro importante antropologo di cui abbiamo già parlato, Eugen Fischer, a partecipare attivamente ad un gruppo di lavoro sulla politica demografica e razziale del Terzo Reich. Alla riunione era stato invitato anche Ernst Rüdin, direttore del Kaiser Wilhelm Institut per la psichiatria di Monaco, ciò che conferma l’importante ruolo svolto anche dalla scienza psichiatrica, accanto all’antropologia e alla biologia, nella preparazione delle operazioni di sterminio. Il tema principale all’ordine del giorno della riunione era l’estensione della legge sulla sterilizzazione, approvata due anni prima, ai bambini tedeschi di colore (Müller–Hill B. 1988, p. 22). Si trattava dei cosiddetti Rheinlandbastarde, figli di donne tedesche e di soldati neri che avevano fatto parte delle truppe di occupazione francese della riva sinistra del Reno e della Ruhr negli anni seguenti la fine della prima guerra mondiale.

Nonostante le pressioni di questi illustri studiosi, il piano non trovò immediata applicazione. Fu lo stesso Führer, cui evidentemente stava a cuore la razzializzazione delle politiche di sterilizzazione, ad ordinare, il 18 aprile 1937, al ministro dell’Interno di avviare la sterilizzazione di tutti i “bastardi negri” (De Fontette F. 1995, p.113) . Nel giro di pochi giorni, la Gestapo fece sterilizzare chirurgicamente nelle cliniche universitarie oltre 385 bambini tedeschi di colore (Müller–Hill B. 1988, p. 42).

E’ probabilmente questo il momento storico in cui le due diverse forme di razzismo, che come giustamente sottolinea Moriani caratterizzarono l’ideologia e la prassi del regime nazionalsocialista (Moriani G. 1999, p. 28), si fondono per dar luogo a quello che può, forse, essere considerato il più “scientifico” degli stermini che l’umanità abbia prodotto. Le due forme di razzismo di cui stiamo parlando sono: il “razzismo eugenetico”, il cui bersaglio privilegiato erano gli individui appartenenti a determinati gruppi ritenuti geneticamente inferiori o incapaci di conformarsi alle norme (omosessuali, disabili, minorati psichici, comunisti, Testimoni di Geova, “asociali” ecc.) e il “razzismo antropologico”, il cui bersaglio privilegiato erano minoranze o gruppi nazionali considerati una minaccia alla purezza della razza ariana (ebrei, zingari, slavi, “negri” ecc.).

Un particolare gruppo, come suggerisce ancora Moriani (ibidem), si situa nel mezzo di queste due forme di razzismo. Si tratta dei Rom e dei Sinti, il cui genocidio viene analizzato nell’articolo di Marco Tomasone in questo stesso fascicolo di “Giano”. Vorrei aggiungere che, in un certo senso, essi costituirono l’anello di congiunzione tra i due razzismi, diventando il bersaglio ideale sia per chi andava a caccia dell’”asociale”, sia per chi intendeva fare pulizia delle razze inferiori. Lo zingaro incarnava in sè i diversi nemici del Volk tedesco. Non é un caso, come accenneremo più avanti, che nello studio, prima, e negli esperimenti poi, condotti su Rom e Sinti, si registrerà un continuo passaggio di competenze tra antropologi e psichiatri.

Del resto, come rileva Müller–Hill, una delle caratteristiche più evidenti della ideologia e della prassi dello sterminio nazista é che in esse si realizzarono non solo una comprensibile stretta collaborazione tra antropologi, igienisti della razza e psichiatri ma una vera e propria sovrapposizione dei diversi ambiti disciplinari. Una netta separazione tra i rispettivi campi di studio e di intervento non venne mai mantenuta (Müller–Hill B. 1989, pp.33–34).

Possiamo ora tornare al professor von Verschuer, di cui avevamo cominciato a parlare a proposito delle figure di maggior spicco tra gli scienziati nazisti. Nel 1937 viene nominato direttore dell’Istituto per la Biologia Ereditaria e l’Igiene della Razza dell’Università di Francoforte, di cui diviene anche rettore. E’ in questi anni che egli si specializza nello studio delle relazioni tra ereditarietà e ambiente in un’ottica decisamente razzista: in medicina – egli spiegava – l’individuo non doveva essere più trattato come semplice individuo ma come parte di un sistema complesso che comprendeva la sua famiglia, la sua razza, il suo Volk (cit. in Kohn M. 1996, p.37). Suo oggetto di studio privilegiato diventano i gemelli, convinto com’era che questo tipo di studio costituisse per la genetica umana un “metodo infallibile” per stabilire se nella formazione di un determinato carattere avessero una qualche parte le disposizioni ereditarie. Il metodo di von Verschuer si fondava sull’ipotesi che si potesse facilmente diagnosticare il tipo di gemelli (monozigotici o dizigotici ) mediante uno studio comparativo delle somiglianze condotto su numerosi caratteri, tra cui i gruppi sanguigni, il colore dei capelli e degli occhi, la conformazione delle orecchie ecc. (cfr. Schwidetzky I. 1966, p.171).

Il professore affiderà gran parte dello studio a quello che si può considerare il più “brillante” dei suoi allievi: il dottor Josef Mengele. Mengele vantava dei titoli di grande prestigio. Due dottorati (il primo in antropologia, conseguito a Monaco nel 1935, il secondo in medicina, conseguito a Francoforte nel 1938, sotto la guida dello stesso von Verschuer) e soprattutto le ricerche condotte, per entrambi i dottorati, su un argomento ritenuto all’epoca di primaria importanza: l’igiene della razza . Non ci stupisce, dunque, più di tanto il fatto che, in breve tempo, Mengele riuscì ad affermarsi come primo assistente di von Verschuer.

Il professore si portò appresso il suo pupillo a Berlino dove era stato chiamato, nel 1942, a succedere a Eugen Fischer nella carica di direttore dell’Istituto di Antropologia Kaiser Wilhelm. Fu sicuramente lui a caldeggiare la nomina di Mengele a capo medico del campo di concentramento di Auschwitz. In più di una occasione von Verschuer si era lamentato delle difficoltà di reperire materiale umane per le proprie ricerche; i campi di concentramento aprivano, in questo senso, nuove promettenti prospettive.

Il 30 maggio del 1943 Mengele assumeva ufficialmente il nuovo incarico ad Auschwitz. Le aspettative del suo professore non furono disattese. Con grande solerzia Mengele condusse numerose ricerche antropologiche sui diversi gruppi razziali presenti nel campo. Inviò, con scrupolosa cura, campioni di sangue e organi espiantati dalle vittime dei suoi esperimenti, in particolar modo gli occhi cui tanto teneva il suo maestro.

In genere non erano i professori che questo tipo di ricerche dirigevano, e nemmeno gli assistenti che le eseguivano, ad uccidere per avere il materiale umano da studiare. Mengele, in questo, fu un’eccezione. Ciò é documentato nelle testimonianze di numerosi medici, internati ad Auschwitz, costretti a collaborare con lui, riportate da Müller–Hill. Tra questi, Miklos Nyiszli che, in un libro di memorie, racconta degli esperimenti condotti, per conto di Mengele, sull’influenza dei fattori ereditari nella colorazione degli occhi e su quel particolare fenomeno che é definito eterocromia (un occhio ha un colore diverso dall’altro). Mengele provvedeva ad uccidere, con una iniezione intracardiaca, le coppie di gemelli con gli occhi eterocromatici e lasciava poi al suo assistente–schiavo il compito di impacchettare gli occhi e di spedirli all’ Istituto di Antropologia Kaiser Wilhelm. Un altro medico internato, Johann Cespiva, nella deposizione al processo su Auschwitz, promosso dall’Avvocatura dello Stato di Francoforte nel 1948, riferì di aver visto il dottor Mengele nella infermeria del Lager inoculare in alcuni gemelli bacilli di tifo per osservare se reagissero, o meno, allo stesso modo. Dopo averli infettati, li avviò direttamente alle camere a gas (Müller–Hill B. 1989, pp. 84 e 133). Ormai le ricerche scientifiche accompagnavano le vere e proprie operazioni di sterminio.

Questa breve rassegna sugli scienziati nazisti può concludersi con un cenno ad un altro studioso che possiamo considerare particolarmente rappresentativo di quella funesta stagione della scienza tedesca. Si tratta di quel Robert Ritter che, come viene illustrato nell’articolo già citato di Marco Tomasone su questo stesso numero, può essere considerato l’organizzatore accademico del genocidio dei Rom e dei Sinti.

Ritter qui interessa soprattutto in quanto esponente di una scienza, la psichiatria, tra le più attive, accanto all’antropologia e all’igiene della razza, nel preparare la strada allo sterminio.

Finora avevamo incontrato un solo psichiatra, lo svizzero Ernst Rüdin, direttore nel 1931 dell’Istituto di psichiatria Kaiser Wilhelm di Monaco e dal 1933 a capo della Società per l’Igiene della Razza. La sua adesione al regime era evidente, convinto com’era dei meriti del Fuhrer nell’applicazione dei risultati cui la sua scienza era pervenuta. In un articolo apparso nel 1943 sull’”Archivio della biologia sociale e della razza”, egli così scrive di Hitler:

“Mentre i risultati della nostra scienza avevano già prima destato la più grande attenzione sia all’interno che all’estero, con assensi e dissensi, é però imperituro merito storico di Adolf Hitler e dei suoi seguaci l’aver compiuto, oltre le pure conoscenze scientifiche, il passo iniziale e decisivo verso l’azione di igiene razziale nel popolo tedesco e per il popolo tedesco. Per lui e i suoi collaboratori era importante mettere praticamente in atto le teorie e le conseguenze del pensiero razziale nordico [...] per la battaglia contro le razze parassite straniere, come gli ebrei e gli Zigani [...] e per impedire la riproduzione delle persone con malattie ereditarie e di quanti sono ereditariamente inferiori” (cit. in Müller–Hill B. 1989, p. 75).

Molti altri furono gli psichiatri accademici che parteciparono fin dal principio alla pianificazione e all’attuazione del programma di eutanasia. In un rigoroso elenco, stilato da Friedlander, vengono riportati quelli più importanti implicati nei crimini nazisti: Max de Crinis (Università di Colonia e Berlino), Werner Heyde (Würzburg), Berthold Kihn (Jena), Friedrich Mauz (Königsberg), Friedrich Panse e Kurt Pohlisch (Bonn), Carl Schneider e Konrad Zucker (Heidelberg), Werner Villinger (Breslavia) (Cfr. Friedlander H. 1997, p. 177). Molti di questi furono particolarmente attivi nel famigerato Ufficio Medico della T4 (abbreviazione dell’indirizzo di Berlino, Tiergartenstrasse 4) dove era situata la vera e propria centrale operativa dell’eutanasia. L’Associazione dei Neurologi e degli Psichiatri Tedeschi, presieduta dal prof. Rüdin, funzionava da riserva di talenti per le operazioni della T4.

Ma torniamo a Robert Ritter. Questo scienziato merita un posto di rilievo in quanto rappresentativo di quella stagione in cui, ormai, antropologi e psichiatri collaborano attivamente uno accanto all’altro. I tradizionali campi di studio che avevano visto impegnati i primi a studiare le “razze inferiori”, gli altri i “tedeschi inferiori” si sono compenetrati. Ora gli uni e gli altri combattono insieme per distruggere tutti coloro che minacciano la “spazio vitale” della Germania. Così sulla criminalità dei gemelli disputano sia Fischer, antropologo, che Rüdin, psichiatra. Gli zingari, inizialmente materia di studio degli antropologi, sono diventati competenza diretta di Ritter che é, appunto, psichiatra.

Vediamo di ricostruire la “brillante” carriera di questo psichiatra.

Dopo aver conseguito un dottorato in psicologia dell’educazione e uno in medicina, nel 1934 Ritter ottiene la specializzazione in psichiatria infantile. Studia in particolar modo la criminalità giovanile, ricollegandosi al filone di studi della “biologia criminale”, allora molto in auge in Germania (nel 1927 era stata istituita la “Società per la Biologia Criminale” alla cui presidenza era stato chiamato quell’Adolf Lenz che abbiamo già incontrato). Questi studi lo portano, inevitabilmente, a interessarsi agli zingari, un gruppo considerato ormai in Germania, quasi esclusivamete, come “piaga” da debellare.

Nel 1935 Ritter é asssistente presso la clinica psichiatrica dell’Università di Tubinga ed é già molto attivo nel richiedere fondi per condurre indagini sugli zingari.

Nel 1936 viene chiamato a dirigere il “Centro di ricerca sull’igiene razziale e sulla biologia della popolazione”, da poco istituito presso l’Ufficio della Sanità del Reich a Berlino. E’ qui che Ritter, grazie anche al sostegno di illustri personaggi quali il già citato Ernst Rüdin – direttore dell’Istituto Kaiser Wilhelm per la psichiatria –, ottiene i primi cospicui finanziamenti per le sue ricerche.

L’èquipe di ricerca guidata da Ritter era costituita, prevalentemente, da giovani antropologi e questo conferma la stretta collaborazione che si era instaurata in Germania tra i due campi disciplinari diversi. Almeno due di questi ricercatori meritano di essere menzionati: Adolf Würth e Eva Justin.

Würth, aveva appena conseguito il dottorato in antropologia a Berlino, sotto la guida di Eugen Fischer, quando nel 1936 fu assegnato, dall’Ufficio della sanità del Reich, all’èquipe che Ritter dirigeva a Tubinga. Il carisma di Ritter doveva essere, evidentemente, irresistibile. Solo due anni dopo, infatti, il suo ingresso nella corte dello psichiatra, Würth scrive, su una rivista antropologica, un articolo, dal significativo titolo Annotazioni sul problema degli Zingari e sulla ricerca sugli Zingari in Germania, in cui appare totalmente allineato sulle posizioni del suo direttore di ricerca. Lo Stato nazionalsocialista – egli afferma – dovrebbe risolvere il problema degli zingari così come ha fatto con gli ebrei. Una seria minaccia al popolo tedesco é costituita in particolare, spiega il Nostro, dagli zingari ibridi e questa minaccia deve essere allontanata con tutti i mezzi (cit. in Lewy G. 2000, p. 50).

Nonostante queste affermazioni, in una intervista rilasciata, molti anni dopo la fine della seconda guerra mondiale, a Müller–Hill egli negò, come era prevedibile, di essere a conoscenza degli stermini in massa di ebrei e zingari perpetrati dai nazisti, anche se in seguito fu costretto ad ammettere: “Errata era l’ideologia razziale ed il fatto che degli antropologi, non solo tedeschi, se ne facessero sedurre. Lo sfortunato miscuglio di cosiddetta “ricerca sulla razza’ e di nazionalsocialismo condusse ad Auschwitz” (Müller–Hill B. 1989, p.182).

Il curriculum dell’altro ricercatore, Eva Justin, era decisamente singolare: i suoi titoli in antropologia se li era guadagnati “sul campo”. Quando iniziò a lavorare con Ritter, come assistente di laboratorio presso la clinica universitaria di Tubinga, era una semplice infermiera. Il suo instancabile lavoro a servizio del suo capo, in tutte le indagini condotte sugli zingari, le aprì la strada del dottorato in antropologia a Berlino che la Justin conseguì, nel 1943, grazie all’interessamento di Eugen Fischer (ancora lui!), sebbene fosse sprovvista di un titolo di laurea.

Apprendo da Henry Friedlander che il relatore della tesi di dottorato della Justin, che si basava sulle ricerche da lei svolte sui bambini zingari, fu l’etnologo Richard Thurnwald (Friedlander H. 1997, p.352). E’ un particolare questo, confesso, che ha destato in me un certo stupore. Che l’etnologo, di origine austriaca, famoso per le sue ricerche in Micronesia, in Nuova Guinea e in Africa e per il suo grande interesse per le nuove prospettive metodologiche affermatesi in Inghilterra e negli Stati Uniti, non si fosse mai schierato apertamente contro il nazismo é cosa nota. Il fatto che Thurnwald cedette alle probabili pressioni di Fischer e di Ritter e fornì il proprio autorevole avallo scientifico alle ricerche di Eva Justin, getta un’ombra su quella parte, in verità assai ridotta, dell’antropologia tedesca che non aveva accettato di diventare la scienza della razza, per eccellenza, al servizio del regime.

Le ricerche condotte da Ritter e dai suoi assistenti consistevano, in realtà, essenzialmente in perizie razziali. L’obiettivo dichiarato di queste perizie, come era stato affermato dallo stesso Ritter, era: “offrire dati scientifici e pratici per le misure che lo Stato doveva prendere in materia di eugenetica e igiene razziale” (cit. in Lewy G. 2000, p.209).

Le decine di migliaia di perizie razziali effettuate dimostravano, secondo Ritter, che il 90% degli zingari del Reich fossero da classificare come Mischlinge. Proprio in quanto “ibridi”, gli zingari potevano essere, legittimamente, considerati non solo asociali, dato già da tempo largamente acquisito, ma anche razzialmente inferiori. Il cerchio così si chiudeva. Psichiatria e antropologia, alleate, emettevano la sentenza di morte.

Le perizie razziali di Ritter costituiscono un ulteriore esempio – l’ultimo di cui mi proponevo qui di parlare – del ruolo chiave svolto dalla scienza tedesca nello sterminio nazista.

Riferimenti bibliografici

º Berlini A. (2000) L’ossessione della degenerazione. Ideologie e pratiche dell’eugenetica, Tesi di laurea in Antropologia Culturale, Facoltà di Scienze Politiche dell’Istituto Universitario Orientale di Napoli, relatore Claudio Marta.

º Biasutti R. (1941) Le razze e i popoli della terra, Torino, UTET, 3 voll.

º Count E. W. (ed.) (1950) This is Race. An Anthology Selected from the International Literature on the Races of Man, New York, Henry Schuman.

º De Fontette F. (1995) Il razzismo, Milano, Arnoldo Mondadori (ed.orig. Le racisme, Paris, 1985).

º Fonseca I. (1994)Bury me standing. The Gypsies and Their Journey, London, Vintage, (trad. it. Seppellitemi in piedi, Milano, Sperling & Kupfer, 1999).

º Friedlander H. (1997)Le origini del genocidio nazista. Dall’eutanasia alla soluzione finale, Editori Riuniti, Roma (ed.orig. The Origins of Nazi Genocide, Chapel Hill, 1995).

º Kohn M. (1996) The Race Gallery. The Return of Racial Science, London,Vintage.

º Kramár L. (2000) Rasismens ideologer. Frçn Gobineau till Hitler (Gli ideologi del razzismo. Da Gobineau a Hitler), Stockholm, Norstedts.

º Lewi G. (2000) The Nazi Persecution of Gypsies, New York, Oxford University Press, (trad. it. La persecuzione nazista degli Zingari, Torino, Einaudi, 2002).

º Moriani G. (1999)Il secolo dell’odio. Conflitti razziali e di classe nel Novecento, Marsilio, Venezia.
º Mosse G. (1980) Il razzismo in Europa. Dalle origini all’olocausto, Laterza, Bari (ed. orig.Toward the Final Solution. A History of European Racism, New York, 1978).

º Müller–Hill B. (1988) Scienza di morte. L’eliminazione degli ebrei, degli Zigani e dei malati di mente 1933–1945, ETS editrice, Pisa (ed. orig. Tödliche Wissenschaft, Hamburg, 1984).

º Sera G. (1938) “Razza” in Enciclopedia Italiana, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma, vol.XXVIII, pp. 910–929.

º Schwidetzky I. (1966) “Genetica umana” in G. Heberer–G. Kurth–I. Schwidetzky (a cura di) Antropologia, Enciclopedia Feltrinelli Fischer, Milano, pp.168–181 (ed. orig. Anthropologie, Frankfurt am Main–Hamburg, 1959).

 
Campo di Sachsenausen: internati omosessuali (1938)
 
 

CHIESA + CRISTIANA ANTICA + CATTOLICA e  + APOSTOLICA

Diocesi di Monza per l’Italia

Milano, 14 Dicembre 2009 – DOBBIAMO CONDANNARE L’ODIO E LA VIOLENZA DA QUALUNQUE PARTE VENGANO FOMENTATI – L’ODIO E’ UNA SPIRALE SENZA RITORNO – DOBBIAMO PUNTARE SULLA RAGIONE E IL DIBATTITO CIVILE.

L’aggressione di ieri al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi a Milano ha scosso l’Arcivescovo Mons. + Giovanni Climaco  Mapelli ed i Teologi del Centro Studi Teologici che la condannano senza esitazione.

Tutte le persone sono intangibli e sacre, nessuno ha il diritto di alzare la mano per offendere, ferire ed aggredire…

Il Signore Gesù Cristo che è nostro Maestro, ha sempre condannato la violenza e quando l’ha subita in prima persona ha perdonato i suoi aggressori e persecutori.

L’Italia in questo momento di grave crisi politica ed economica deve ritrovare serenità e operosa armonia sociale .

Le riforme, nel quadro normativo costituzionale e democratico, vanno perseguite con pacatezza e condivisione.

Facciamo gli auguri di pronta guarigione al Presidente Berlusconi.

                                                        LA SEGRETERIA di S.E. L’ARCIVESCOVO PRIMATE Mons. + Giovanni Climaco MAPELLI

Padre Mario Metodio Cirigliano

tel. 339.5280021

centrostuditeologici@alice.it

 
 
 
 Roma, 27 Novembre 2009 – INCONTRO ALLA CAMERA dei DEPUTATI

Udienza del Presidente della Camera  On. Gianfranco FINI all’Arcivescovo Mons. + Giovanni Climaco MAPELLI,  Primate della Chiesa Cristiana Antica Cattolica e Apostolica in Italia

  

Venerdì scorso 27 novembre, alle ore 12,00,  si è svolto un incontro ufficiale alla Camera dei Deputati della Delegazione della Chiesa Cristiana Antica Cattolica e Apostolica, con a capo S.E. Mons. Giovanni Climaco Mapelli, Arcivescovo Primate della Diocesi Cattolica – Ortodossa di Monza per l’Italia che è stato ricevuto per un’udienza con il Presidente On. Gianfranco Fini.

Il colloquio con il Presidente Fini è durato oltre un’ora e ha toccato vari temi, tra i quali il diritto alla libertà religiosa e di culto, i rapporti tra le Chiese e lo Stato, la laicità dello Stato, i temi di bioetica e le nuove frontiere della medicina e della scienza in campo umano, le ingerenze delle confessioni religiose nell’ambito statale, e più in particolare argomenti legati alla Chiesa cattolico- ortodossa in Italia rappresentata dall’Arcivescovo Mapelli.

Il Presidente della Camera , che negli ultimi tempi si è distinto per una linea molto originale e personale  nella compagine politica che sostiene l’attuale Governo, ha condiviso tanti argomenti della discussione e i punti di accordo con Mons. Mapelli sui vari temi sono stati pressochè  totali.

L’Arcivescovo ha fatto dono all’illustre politico italiano di una Icona del Cristo Pantocrator orginaria del Monastero di Kiev in Ucraina, e alcuni libri tra i quali un Calendario antico ( secondo il periodo “giuliano” )  di tutti i Santi ortodossi ed una copia del Messale antico gotico gallicano, della Liturgia ortodossa in occidente, risalente a San Germano di Parigi nel VI secolo ed ancora in uso – come per il rito mozarabico –  presso alcune Chiese ortodosse in Europa e in Italia.

Al termine dell’incontro molto cordiale e proficuo, il Presidente della Camera ha invitato Mons. Mapelli per alcune conferenze sui temi di bioetica che si terranno il prossimo anno alla Camera dei Deputati o in altre sedi politiche, inoltre ha fatto dono all’Arcivescovo di una copia del suo nuovo libro appena pubblicato.

  

                                                                                La Segreteria Diocesana

                                                    

  

  

( nelle foto:  alcuni momenti dell’Incontro alla Presidenza della Camera )

  

  

 tel. 339. 5280021 – 02. 9547340     centrostuditeologici@alice.it

  

CHIESA dei SANTI CIRILLO e METODIO in MILANO

                                Via Govone, 56

                                    

il Presidente Gianfranco Fini con l'Arcivescovo Mapelli

 
  



 

 

  

  

   

Fumata nera

FUMATA NERA PER I DIRITTI UMANI DEI GAY (da secoli...)

FC Famiglia Cristiana

EDITORIALE

dalla Rivista ECCLESIA DEI n.2/2209 – novembre

FAMIGLIA CRISTIANA e I DIRITTI NEGATI

Don Sciortino e le leggi per i gay

 L’ultimo editoriale del Direttore di Famiglia Cristiana sulla questione dei diritti alle persone omosessuali ci ha colpito non poco: leggendo Don Antonio Sciortino, assurto in un baleno ad esperto di filosofia della natura, teologo di teologia fondamentale, antropologo e poi ancora giurista di insigne fama, esperto dei diritti umani e di diritto internazionale lo sconcerto dilaga. Leggiamone una perla, di questo lavoro di alto profilo giuridico: “Il rispetto incondizionato, che si deve alla persona omosessuale e ai suoi diritti non include però il diritto al matrimonio (così come all’adozione o al figlio con ricorso alla fecondazione artificiale), perché tale diritto non esiste.” Ha pontificato il Direttore che “tale diritto non esiste!” E’ interessante che anzichè argomentare nel diritto, secondo un profilo storico-critico e culturale circa l’istituzione matrimoniale, questo epigono ratzingeriano delle proibizioni si limita alle negazioni. Negare tutto, negare sempre su tutta la linea…. Ecco il senso dell’editoriale, ed anche purtroppo il senso di un pontificato che si è messo di traverso, con una sfacciataggine senza pari ed un peso ingombrante, a tutto il corso della storia contemporanea e della modernità. Don Sciortino, già normalizzato dal Vaticano ai tempi della sostituzione di Don Leonardo Zega alla Direzione del settimanale dei Paolini, adesso fa’ il teologo divulgativo del pensiero unico ratzingeriano e mentre fa’ una pallida “apertura” (come odio questo sciocco termine…) sui “diritti individuali ” dei gay, chiude su ogni altro fronte anche il semplice confronto possibile tra visioni antropologiche e culturali del fatto matrimoniale. Come se al mondo esistessero persone che hanno diritti pieni e complementari, diciamo sociali, e altri invece che ne hanno soltanto di individuali. Questa assurda teoria partorita da teologi vaticani, di cui si fanno portavoce la Conferenza Episcopale italiana e altri soggetti ecclesiali è una vera “porcheria” giuridica e va detto con forza. La legge è urguale per tutti, tutti! E sotto il profilo teologico Dio non crea uomini e donne inferiori come creature dotate di corporeità e di spiritualità. Si potrà eccepire sul termine “matrimonio”, ma arrivare a dire che quelle dei gay sono solo “unioni”, cosa vuol significare? Cosa è poi una “unione”? Vi è la consapevolezza della relazione tra due persone? ribadiamo persone ai teologi che si riempiono spesso la bocca e ci riempiono spesso le orecchie, della parola persona, e che ciò che nasce e si realizza dentro il legame tra due individui di stesso sesso è sempre e comunque relazione inter-personale? Perchè dunque circoscrivere questa umana relazione ad un grado infimo quasi fosse un legame sconveniente che non merita tutela ma soltanto una forma di rilievo individualistico, partorendo una specie di codice di diritto civile ad hoc, quasi che il diritto fondamentale non si applichi a talune categorie di persone? E’ obbrobriosa questa visione che si sposta dal piano più strettamente etico (per modo di dire) a quello ontologico e poi civilistico e diremmo anche statale. La furibonda lotta dei cattolici istituzionali per sminuire, negare, ostacolare, cavillare, spostare l’attenzione in merito ai diritti delle coppia gay è una lotta impari e sudicia. Don Sciortino ci è o ci fa’? Ecco cosa dice ancora: “Il termine coppia riferito agli omosessuali (e ancora più il matrimonio) è del tutto fuori luogo; più appropriato, forse, è il termine unione…” Bene anche il nome coppia è del tutto fuori luogo… e perchè mai? Perchè la coppia cosa è? Viene fuori una incapacità ad accettare che la natura fa’ attrarre due persone dello stesso sesso allo stesso modo in cui ne fa attrarre due di sesso diverso. Viene fuori la visione della sessualità soltanto procreativa e per nulla significativa a livello della sua specificità relazionale e affettiva, di completamento reciproco e profondamente umanizzante. Si pensa la sessualità a partire probabilmente dai propri fallimenti esistenziali ed anche vocazionali, siano essi papali , presbiterali, o di direttori di testate cattoliche, per lanciare lo sguardo su tutto il resto e insinuare malignità e dubbi di ogni sorta verso un legame di per sè degno di considerazione e naturale. Tutto ciò per impedire che la società cambi il suo sguardo e il suo modo di giudicare, spesso così volgare e così infelice…. Tutto ciò perchè lo Stato sia irretito in una paura atavica e superstiziosa che lo fa’ regredire ad epoche veramente tristi, e perchè rimanga di fatto immobile persino su una legge che contrasti l’omofobia. Perchè questa visione così gretta quando sono in gioco i destini stessi delle persone? Non riusciamo a capacitarci davvero. Succede oggi ciò che succedeva negli anni ‘30, quando le leggi razziali stabilivano per natura la superiorità e l’inferiorità e dunque la soppressione di alcune “razze umane”. Oggi gli inferiori socialmente parlando sono i gay e le lesbiche o i transessuali, inferiori perchè titolari di soli “diritti individuali”. Durante il fascismo era l’Avvenire d’Italia , organo dei Vescovi italiani, padre dell’attuale Avvenire del già Direttore Dino Boffo, che salutava come socialmente utili e provvidenziali le leggi razziali contro ebrei e poi le restrizioni contro rom, zingari e omosessuali. Era l’Osservatore Romano, da ben più altro scranno di visuale, che ne tesseva le lodi, dopo i Patti del Laterano, che avevano “cristianizzato” il Duce e il suo fascio littorio. Il giornale vaticano chiedeva dopo il 1945 di tenere in piedi qualche legge del 1938, almeno per gli ebrei non convertiti al cattolicesimo romano: questa lezione della storia,la Chiesa e Famiglia Cristiana e Don Sciortino non l’hanno mai imparata?! Forse no, perchè chiedono adesso le stesse cose verso i gay, facendoli passare per “impediti” nel diritto e nella rilevanza sociale. Non imparano mai niente dai propri errori, i clericali di oggi e di sempre: e quando le leggi le scrivono o vogliono scriverle i clericali e i teologi del momento, non possono sortire che brutte leggi anticostituzionali e leggi che ci fanno vergognare. Lo sapeva in qualche modo anche la vecchia Democrazia Cristiana, e tutto quanto si dibatteva allora tra Gedda e De Gasperi. Ma oggi non è un italiano che siede a San Pietro, è un tedesco, che mentre vede fallire ogni sua impresa restauratrice e dittatoriale pure in patria, qui da noi – regnante una indegna gazzarra politica e una pletora vuota sui valori condivisi – riesce ancora a farla da padrone. Padrone e ostacolo al progresso civile, alle leggi giuste e in linea con la civiltà europea, ostacolo ad ogni dialogo e confronto sociale, sempre incline all’intimidazione morale e al diniego. Don Sciortino, che si distingue per ben altre battaglie di legalità in Italia, qui cade nel pozzo stesso della ostilità preconcetta, convinto di difendere l’unico matrimonio possibile… Ma era Cristo che invitava a dar vita ad un norma che non umilia l’uomo ma invece lo eleva, e che la norma non era più dell’uomo stesso. Ma oggi nella Chiesa di Roma è venuta avanti una teologia che preferisce non confrontarsi con nessuna istanza del mondo contemporaneo e pensa di chiudersi in una sorta di negazione totale, sortendo insieme due risultati paralleli: da una parte allontana progressivamente una moltitudine di persone e fedeli e dall’altra, mentre si pretende portatrice del Vangelo di Gesù Cristo, di fatto ottunde il messaggio evangelico stesso in una sorta di fariseismo settario e oltranzista dove nessuno è a proprio agio, e dove il volto di Dio somiglia sempre più a un volto corrucciato e stizzito, e sempre più incomunicabile e freddo. Questa incapacità di essere come Papa Roncalli Giovanni XXIII ed altri uomini di Chiesa, voce del dialogo e non dei diktat…. Una Chiesa ormai andata, che lo aveva voluto Papa, amato dai lontani e dai vicini, da dentro e da fuori la Chiesa. Questa assenza e incapacità nei fatti produce il vuoto totale di Dio in Occidente e un degrado spirituale senza pari, che in Italia si assomma al deserto morale della politica e dei suoi politici. Che linguaggio parla la Chiesa di oggi? Quello di Pio V? Il linguaggio teologico della Chiesa si è fatto ostico e refrattario, è divenuto simile al legalismo dei farisei e dottori della legge che oberavano di pesi i fedeli, senza toccarli loro con un dito, ed è divenuto linguaggio di chiusura del Regno dei Cieli a sè e agli altri…. Non solo, anche i visi, i volti dei preti e dei vescovi e i loro gesti, sono divenuti, più del linguaggio verbale, icona della frustrazione e del pessismismo e della solitudine esistenziale, della infelicità stessa che la teologia cattolica romana profonde negli animi religiosi. Vi è un panorama clericale desolante in giro!… Il lieto annuncio del Vangelo, quella gioia primigenia del Cristo risorto, è soffocata da prediche e pratiche clericali e devozionali che ammorbano l’aria e intristiscono… La parola della Chiesa è parola di negazione e di deserto… In questo deserto, umano e divino insieme, fiorisco le frotte di giovani e giovinastri nichilisti, picchiatori dei deboli, delle donne, degli extracomunitari e poi sempre di più dei gay e delle lesbiche o dei transessuali. Che Dio sia lontano lo dice il silenzio che i Vescovi e il Papa stesso, come ordine di scuderia interno, mantengono sui pestaggi dei “diversi sessuali”. Se una parola si può dire sul resto degli emarginati, sui gay no, su questi si tace in una specie di teutonico silenzio che origina dal disprezzo e dalla incultura divenuta teologica e fiera di sè. Senza Dio, e con tanti vescovi e papa in silenzio, si compiono le brutalità più inaudite. I giovani smutandati d’Italia se ne vanno in giro magari convinti di salvaguardare l’onore, la famiglia, i valori tradzionali. Il desolante panorama italico è sotto gli occhi di tutti. E i clericali o teologi di corte ci vengono a dire cosa si deve in genere negare agli omosessuali. Come accaduto il 13 ottobre scorso, dove un’altra pagina nera e nefanda è stata scritta nella nostra storia d’Italia. + Giovani Climaco Mapelli Arcivescovo CENTRO STUDI TEOLOGICI di MILANO

BENEDICTUS XVIROCCO BUTTIGLIONE

ROCCO BUTTIGLIONE E RENATO FARINA : DUE CATTOLICI CIELLINI CHE MENANO BOTTE MORALI AI GAY!

QUESTA LA DICHIARAZIONE DI ROCCO BUTTIGLIONE SULLA BOCCIATURA DELLA LEGGE CONTRO I REATI DELL’OMOFOBIA

ASCA) – Roma, 13 ott – ”Prendiamo atto con soddisfazione che la battaglia dell’Udc portata avanti coerentemente in commissione e all’inizio forse non compresa dalla Lega e del Popolo della Liberta’ ha invece trionfato nell’aula parlamentare. Ringraziamo le forze politiche e i singoli parlamentari che l’hanno appoggiata”. Cosi’, il presidente dell’Udc, Rocco Buttiglione commenta l’approvazione della pregiudiziale di costituzionalita’ presentata dall’Udc sulla proposta di legge Concia che intendeva introdurre nei casi di violenza l’aggravante penale legata all’orientamento sessuale. ”Noi siamo contrari alla discriminazione degli omosessuali e – dice Buttiglione – condanniamo ogni atto di violenza, ma si parla oggi anche nell’aula parlamentare come se non esistesse nessuna protezione giuridica per gli omosessuali in Italia, mentre la protezione giuridica esiste ed e’ la stessa che la legge accorda a tutti gli altri cittadini. Nessuno puo’ dire che in Italia esiste una discriminazione contro gli omosessuali. Prima di istituire un regime di privilegio per gli omosessuali dobbiamo riflettere molto bene e molto a fondo sulle ragioni che possono giustificare una tale misura. Onestamente a noi sembra che il principio dell’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge, il principio costituzionale, debba essere prevalente”.

 

PRIVILEGIO per gli OMOSESSUALI?

qui siamo alla follia pura: privilegio di far che ….di prendere le botte?

E su METRO il giornaletto delle Stazioni metropolitane il filosofo supera anche se stesso domandandosi retoricamente ”l’ osso rotto di un omosessuale vale più di quello di un eterosessuale?”

SI POTREBBE DUNQUE SINTETIZZARE IL BUTTIGLIONE - PENSIERO CON LA FORMULA CARTESIANA UN PO’ MODIFICATA COSI’ :  ” TI PESTO, QUINDI ESISTI!”

è ovvio che il pestaggio è un privilegio che i  gay devono condividere con la società civile e non tenere tutto per sè come vorrebbero: un osso di un gay infatti vale come quello di chi scopa le donne, non di più…

ma l’eterosessuale, quello che ama la fica (termine vulgare reso in italiano” vulva “) forse rischia i pestaggi in una società etero?

magari rischierebbe i pestaggi in una società omosessuale (cosa dubitativa poichè i gay sono in genere più gentili e delicati dei  machi etero, anche quelli cattolici…)

ROCCO BUTTIGLIONE CATTOLICO, FORSE, NON E’ PIU’ NEMMENO CRISTIANO!

E’ CIELLINO, MA CL STA A CRISTO COME  “MAMMONA STA A DIO!” sono loro i ciellini che infatti impastano un po’ di Dio,  preghiere, soldi (tanti) e  affari, moralismo e perbenismo” ….  amati da molti prelati cattolici romani e dai due ultimi Papi.

E’ la filosofia della “natura” che hanno mutuato dalla Scolastica di S. Tommaso d’Aquino e dalle encicliche wojtyliane e razzingeriane che li fanno forti nell’attaccare ogni qual si voglia accenno ad un diritto positivo verso i gay, i trans e le lesbiche.

Loro i Ciellini vorrebbero fare il rovescio della Parabola del Samaritano… di  fronte a colui che incappato nei briganti, viene picchiato e buttato ai margini della strada, non si comporterebbero come l’uomo di Samaria, individuato da Gesù come il volto del Padre misericordioso che si china sul debole, ma nemmeno come il Sacerdote o il Fariseo che passano oltre, ma addirittura come i complici dei briganti che picchiano, insultano e sacchieggano.

Negare una legge sull’omofobia oggi significa fare questo….

Che questo atteggiamento  sia oggi l’unico atteggiamento cattolico possibile verso i gay, i trans e le lesbiche picchiati selvaggiamete in ogni parte d’Italia, e che si gridi alla “demagogia” per chi vuol correre al riparo  della legge per quanto possibile per scongiurare o frenare questa inspiegabile barbarie crescente, ci indica più d’ogni altra riflessione che il Vangelo è rovesciato del tutto!

Come può mai armonizzarsi questo atteggiamento cinico e feroce dei cattolici (non soltanto ciellini) con il primo comandamento dell’ “ama il prossimo tuo come te stesso…?”

Non serve chiederselo poichè se dopo tanti anni di lettura (presumibile) del Vangelo non l’hanno ancora capito allora tutto è vano come era vano secondo il Padre Abramo mandare ai fratelli dell’Epulone i messaggeri celesti per  tentare di ravvederli e dunque salvarli dalla dannazione eterna….

BUTTIGLIONE VUOLE UNA MORALE CATTOLICA UNICA E SOSTENUTA PURE DALLE BOTTE!

E’ talmente giusta questa morale che dev’essere sostenuta anche dalla deterrenza delle botte degli omofobi: meglio le botte infatti che i riconoscimenti legali ai gay…

così con la disapprovazione anche fisica delle botte (espressione più rude di quella sociale semplicemente verbale o di opinione generale) i gay  staranno pure attenti a non farsi vedere troppo in giro e poi magari ridurranno pure le loro alcove peccaminose: ergo le botte divengono pure promozione della moralità…

più botte dunque, meno atti sessuali gay…

e il Papa condivide e ringrazia, anche se non può dirlo…

infatti una legge contro l’omofobia sociale discriminerebbe gli eterosessuali (lo dicono vari documenti vaticani e anche dell’attuale tedesco Papa) perchè non è giusto proibire ad una maggioranza etero di pestare una minoranza omo.

Gli omo che ostentano infatti “non devono poi lamentarsi se crescono gli atti violenti contro di loro!”

(Lettera sulla Cura pastorale delle persone omosessuali – Congregazione per la Dottrina della fede – 1986)

Inutile rammentare chi è  l’estensore di tale testo: JOSEPH RATZINGER oggi  PAPA BENEDETTO XVI.

BUTTIGLIONE FA’ IL CATTOLICO ROMANO E APPLICA LA DOTTRINA ALLA POLITICA.

E “dulcis in furno ” come dice la Teresa dei Legnanesi arriva pure l’altro CIELLINO, anzi ciellone

data la stazza, detto il Betulla, perchè turlupinava con i Servizi segreti, e poi radiato dall’ordine dei giornalisti ma ospitato assai da Feltri il rotweiller di Casa Berlusconi :

“uccidere un gay, a lume di naso, perchè deve essere ritenuto più grave che ammazzare un padre di famiglia?”

eh già perchè i padri di famiglia sono spesso uccisi per le strade in quanto padri di famiglia…

ne vediamo sempre…

e se per caso fosse un padre gay, che si fa’ si fa’ un’aggravante con un’attenuante che si bilanciano?

SARA’ TUTTA “FARINA” DEL SUO SACCO?

mah!?  chi può dirlo se c’è lo zampino di Feltri o di Don Giussani… (ormai beato)

SONO DUE FIGURE DEL CATTOLICESIMO QUESTI “ENERGUMENI” (così li chiamavano gli ossessi di un tempo i Padri conciliari )

SONO DUE FIGURE “ORRIDE” (come l’orrido , uno strapiombo fanno venire i brividi di freddo…) perchè costeggiano e abitano un pensiero appunto “abissale”, non propriamente quello della grande mistica Simone Weil,o anche di Edith Stein, ebrea convertitasi al cattolicesimo uccisa nei lager nazisti in compagnia di rom zingari e omosessuali,  e neppure di Dietrich Bonhoeffer, pastore evangelico impiccato dai nazisti a Flossemburg, che semmai era quello della immensa pietas, della “teologia crucis”, della debolezza in cui Dio manifesta la sua grandezza, della prossimità con chi è ai margini e perseguitato ingiustamente, quella mistica degli operatori di giustizia…

No la loro è quella della rudezza del cattolicesimo che si fa’ giudizio morale e condanna emarginazione e stigmatizzazione, che crede nelle leggi naturali e naturalmente mette ai margini e naturamente crea gli inferiori…

Che tra i gay picchiati , l’indifferenza  o la violenza e le leggi di contrasto all’omofobia, preferisce cercare cavilli di lana caprina…

Cerca di dissimulare il fastidio verso l’identità stessa degli omosessuali….

ma gira attorno attorno al nodo cruciale con i discorsi filosofico- ideologici e alla fine esce allo scoperto, tra il non detto e il detto, traditi dal loro risentimento irrefrenabile:

GLI OMOSESSUALI IN FONDO SONO INTOLLERABILI!

 

ROCCO E RENATO I DUE DELLA PROVVIDENZA!

San Rocco pellegrino  piagato dalla lebbra e leccato dai pietosi cani, liberaci da quest due uomini cattivi, dal tuo omonimo di Gallipoli e dall’altro suo sodale.

Intercedi presso Dio per noi!

Te rogamus audi nos!

Amen

 

 

CST  – CENTRO STUDI TEOLOGICI – Centro Ecumenico di Milano

 

AFFOSSATA LA LEGGE SUI REATI DI OMOFOBIA : LA PASIONARIA ANTIGAY DEL VATICANO HA COLPITO ANCORA!
PAOLA BINETTI LA PASIONARIA ANTIGAY del VATICANO
PAOLA BINETTI LA PASIONARIA ANTIGAY

VATICANO – ITALIA :  4   a   O       ( PACS – DICO- DIDORE’ e OMOFOBIA:  quarta  vittoria vaticana binettiana contro i diritti gay)

AFFOSSATA LA LEGGE SUI REATI DI OMOFOBIA : LA PASIONARIA ANTIGAY DEL VATICANO HA COLPITO ANCORA!

 

 

OMOFOBIA ITALIANA IL FUNERALE DELLO STATO DI DIRITTO e DEI DIRITTI FONDAMENTALI

 

 

              CHIESA + CRISTIANA ANTICA
+ CATTOLICA e + APOSTOLICA  
                           
                 Diocesi Cattolica – Ortodossa
                                      di Monza per l’ITALIA
  
  

                                                                        NOTA ALLA STAMPA

  

 

 
Milano, 14 Ottobre 2009  – IL VOTO CONTRARIO DEL PARLAMENTO SULLA LEGGE CHE PUNISCE L’OMOFOBIA E’ UN FATTO
GRAVISSIMO E UNICO IN TUTTA L’EUROPA.
L’ITALIA E’ L’UNICO PAESE IN EUROPA E FORSE NEL MONDO CHE HA VOTATO CONTRO UN TESTO DI LEGGE CHE CONTRASTI I REATI DI OMOFOBIA: TUTTO CIO’ NON SOLTANTO E’ SINGOLARE
MA CI INDICA ELOQUENTEMENTE E PIU’ DI OGNI ALTRA CONSIDERAZIONE QUANTO IL NOSTRO PAESE SIA ORMAI ROVESCIATO IN TUTTO: SI PERSEGUITANO I GAY E SI AGEVOLANO I CARNEFICI E GLI OMOFOBI – SI CONDANNANO I DEBOLI E SI AGEVOLANO I PREPOTENTI – SI CONDONANNO GLI EVASORI E SI VESSANO I CITTADINI ONESTI – SI INCRIMINANO I GIUDICI E SI FAVORISCONO I DISONESTI – UN’ITALIA ORMAI ALLO SBANDO TOTALE DENTRO LE TESTE STESSE DEGLI ITALIANI: UNA SITUAZIONE DEVASTANTE CHE VIENE AGEVOLATA DA CHI STA IN POLITICA E NELLA CHIESA
  
  
  
Sapevamo che dopo anni di inutili e futili discussioni in Italia, sui gay e sull’omofobia, non si sarebbe mai approdati a nulla: i fatti di ieri ci hanno dato ragione.
L’Italia è l’unico paese al mondo e in Europa che ha affossato una legge contro l’omofobia.
Nonostante i pestaggi e le aggressioni di persone e coppie omosessuali accaduti negli ultimi tempi, i Signori Onorevoli (questo titolo è puramente formale ormai) della parte governativa – ma non sono mancate defezioni pure dentro il PD con Binetti e company -  hanno pensato bene di affossare la legge che puniva i reati contro gli omosessuali.
Crediamo sinceramente che da ieri, l’Italia non abbia più diritto di stare tra le nazioni dell’Europa civile e progredita.
E’ incredibile che negli anni duemila ancora ci sia una discriminazione su base sessuale, per orientamento sessuale o di genere.
In poco tempo siamo precipitati in anni bui e  in una regressione totale.
Questo è un paese rovesciato nei suoi principi : vengono favoriti i violenti e perseguitati i gay.
Si processano i giudici e si favoriscono i disonesti, si agevolano gli evasori e si perseguitano gli onesti.
Ormai siamo alla fine del senso etico e della legalità.
  
A tutte le realtà Istituzionali – politiche e amministrative –  coinvolte nel dramma dell’omofobia sociale sempre più diffusa, spesso sottovalutata e minimizzata, che ha portato a questa escalation paurosa di violenza e sopraffazione, chiediamo di voltare pagina in Italia e di cambiare musica! Occorrono fatti concreti, programmi e interventi legislativi, e non parole vuote, retoriche e di circostanza, prive di concretezza e di incisività.
 
 

  

mons. +  Giovanni Climaco MAPELLI

         Arcivescovo e Primate

i Teologi del CENTRO STUDI TEOLOGICI – Centro Ecumenico – di MILANO

  

Milano, dalla Sede Diocesana, il 13 Ottobre 2009

tel. 339.5280021 – fax  02. 95310741

centrostuditeologici@alice.it

 

Inserito da: giovannimapelli | settembre 4, 2009

I DUE DINO : LA CHIESA DELLA SOLIDARIETA’ E LA CHIESA DELL’INDIFFERENZA

RICCHIONI NO!    MERDE GAYBAGNASCOBacio  davanti al Cupolone 
 
 
 
EDITORIALE
 
di  + Giovanni Climaco Mapelli
                     Arcivescovo
  
  
 
 
 
 
 
 
 
 
I DUE
RICCHIONI NO!    MERDE GAY     DINO
  
 
 
 
LA CHIESA DELLA SOLIDARIETA’ E LA CHIESA DELL’INDIFFERENZA E DEL SILENZIO
 
Dino Boffo riceve la solidarietà di tutta la CEI e del Vaticano al completo, l’altro Dino, il gay accoltellato a Roma, solo indifferenza e silenzio
  
 
Una breve riflessione mi ha suscitato tutto il baillame accaduto in questi giorni di fine vacanze in Italia intorno al cosiddetto “caso Boffo”:
il Direttore di Avvenire, il quotidiano dei Vescovi italiani, si è dimesso dopo le accuse mossegli dal Giornale di Feltri (di proprietà casa Berlusconi) di essere un omosessuale, che nel 2002 aveva molestato pesantemente la moglie di un uomo col quale lui intratteneva una relazione omofila e di essere stato per ciò stesso condannato dal Tribunale di Terni .
Ebbene, più di tutto il can can mediatico e politico che si è sollevato, con prese di posizione altisonanti, da politica di bettola italiana come di fatto è da tempo, mi ha colpito l’attestato unanime di tutta la Chiesa cattolica romana ai suoi vertici verso un gay tra l’altro processato per un reato di carattere passionale collegato ad una relazione omosessuale o omofila.
Non può non balzare anche all’occhio del più distratto tra gli spettatori di questa kermesse della solidarietà cattolica una totale disparità di trattamento, un assoluto diverso e ingiusto modo di trattare le persone da parte dei Vescovi e Cardinali.
Da una parte le solidarietà si sprecavano per Boffo, dall’altra nessuna parola, neanche una, neanche la più timida e semplice per i gay che in questi giorni stessi sono stati presi di mira da una escalation di omofobia e di violenza inaudita.
A Roma un altro Dino, che non si chiamava Boffo, è stato aggredito e accoltellato e giaceva da giorni in un ospedale della capitale, quasi in fin di vita.
Era un ragazzo gay che ha pagato un gesto di affetto, un bacio o un abbraccio, al suo compagno, con una coltellata in pancia, perchè non doveva esprimere in pubblico quell’amore, quel suo sentimento di amicizia e amore ad un altro ragazzo, ad un altro uomo.
Era per difendere la purezza e illibatezza dei sentimenti di due ragazzini quattordicenni presenti alla scena di affetto tra gay, che quell’energumeno gli ha sferrato in pancia la lama di un coltello, dicendo poi di essere stato provocato.
Oggi leggiamo però di minorenni che in gruppo, o in branco stuprano una ragazzina di sedici anni: le due cose sembrano distanti in realtà hanno qualche collegamento.
I paladini dell’omofobia, dell’odio verso il gay perchè ama “diversamente”, sono gli stessi che disprezzano la donna, la sua dignità femminile, fino al punto da violentarla in tanti, a turno.
E’ l’idea maschilista della società e dei rapporti umani: l’altro viene usato e abusato,l’altro non ha una dignità propria, è solo un oggetto che deve soddisfare i miei desideri o le mie pulsioni.
 Nel caso del gay è una persona indegna di vivere, perchè disorienta la mia pulsione eterosessuale di maschio pronto a dominare e a violentare e mette in crisi la mia idea di virilità, dall’altra la donna  è l’oggetto da sfruttare e da dominare poichè è lei che suscita gli impulsi che non so dominare, ed è lei che deve pagare per ciò che mi provoca dentro.
La donna che non si concede, colpevole di provocare le mie pulsioni, è la donna che merita di essere stuprata, poichè è solo col possesso e il soddisfacimento brutale dei miei istinti che io metto a tacere la debolezza che lei stessa mi fa’ provare quando sento il bisogno del suo corpo.
E’ chiaro che non vi è educazione sentimentale e sessuale qui.
A qualcuno poi forse potrà sembrare strano o addirittura sconvolgente, ma questo modo di pensare è il modo stesso di una cultura e di una teologia cattolica arcaica.
Quella che metteva nella pulsione sessuale stessa un’idea originaria di male, una specie di peccato oiginale,e che poi trovava nella sublimazione della castità il bene supremo: è ovvio che una tale soluzione del problema sessuale non trovava molti adepti e che di fronte a pochi asceti, lunga era anche nella Chiesa la scia di coloro che vivevano nel compromesso.
Ora, l’idea del sesso come demone da dominare ha prodotto menti giovanili demoniache,poichè di fatto del sesso non conoscono nulla (e non devono conoscere nulla! questo era l’imperativo moralista), e soprattutto non hanno neppure un’idea relazionale e interpersonale della sessualità, come scelta e libertà della persona, abituati come sono da famiglie e genitori sostanzialmente arcaicamente cattolici quand’anche nemmeno più praticanti, a trattare il sesso con disprezzo o sotto l’interdetto del silenzio (il classico tabù )  e come mero impulso: lo stesso impianto arcaico della dottrina sessuale della Chiesa cattolica romana mai del tutto venuto meno.
E’ per questo che dilagano questi delinquentelli del sesso e dello stupro, poichè a fronte di una dottrina sessuale oppressiva, sono cadute tutte le remore e tutti i divieti antichi, e non si è costituita un’idea e una cultura nuova della sessualità a partire dalla positività della sessualità stessa e del valore della persona che la esprime.
Si è caduti, nell’assenza di ogni riferimento valoriale,  in un mero gioco animale, e si è passati all’istintualità fine a se stessa.
La televisione e i media con le loro associazioni tra sesso droga e violenza (che sono gli ingredienti ormai soliti di ogni fiction ) hanno fatto il resto.
Oggi scindere il sesso dalla violenza e dall’abuso è ben difficile.
Tornando - dopo questa digressione sui giovani e il sesso – al ragazzo gay accoltellato a Roma, dobbiamo dire che proprio i gay subiscono doppiamente questa cultura del peccato e della violenza, cioè sono attaccati quasi quotidianamente dalle gerarchie cattoliche perchè ritenuti colpevoli di introdurre un vulnus e un disordine in quella sessualità santa e giusta della famiglia, quella dell’uomo e della donna, (non fa’ nulla se anch’essa inficiata dalla violenza domestica e dal sopruso) e dall’altra vengono aggrediti da quella cultura generazionale giovanile omofoba che vede nel gay il debole e un affronto al proprio sessismo, che va soppresso.
Omofobia sociale giovanile e condanna della Chiesa vanno di pari passo.
Sesso unito a violenza sono gli ingredienti stessi anche della dottrina cattolica sulla sessualità, infatti i religiosi e i preti fanno una violenza su se stessi per dominare gli impulsi del sesso (quelli impersonali, in una visione del sesso impersonale e a-personale) mentre gli altri, i giovani non religiosi, non li dominano affatto e anzi li rovesciano violentemente sui corpi delle loro vittime.
Sulla donna con lo stupro e sul gay o la lesbica con le botte.
Di fatto però è lo stesso impianto strutturale e la stessa visione del sesso che determina l’una e l’altra cosa.
E il silenzio del cardinal Bagnasco e dei Vescovi, come del Vaticano, di Bertone o del Papa stesso, di fronte ai gay pestati e accoltellati, è il silenzio di coloro che -mentre a Boffo ignaro gay cattolico della moralità e della trasparenza si profondono in solidarietà di maniera più o meno sentite – ai gay che invece stanno nelle strade omofobe di Roma, incarnatori della sessualità non dominata, e colpevoli di essere il corpo stesso del desiderio loro inconscio mai sopito, non degna neanche una parola, neppure quando rischiano di morire o muoiono uccisi, perchè sono l’emblema stesso incarnato del peccato.
Accadde così anche per gli Ebrei quando morivano deportati e uccisi dai nazisti: era l’antisemitismo arcaico e la percezione dell’ebreo come peccatore irriducibile (che rifiutava la salvezza di Cristo ) come il gay che non si pente oggi, che paralizzava la condanna del Vaticano e della Chiesa dell’antisemitismo stesso di allora, come dell’omofobia oggi!
DINO BOFFO E DINO di ROMA NON SONO DUE PERSONE UGUALI PER LA CHIESA CATTOLICA ROMANA: UNO E’ DEGNO DI QUALCHE COSA, L’ALTRO NO!
Milano, 4 Settembre 2009
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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